mercoledì 10 ottobre 2012
Incita allo sfruttamento della prostituzione Iniziativa del Senato per bloccare gli accessi. Facile per chi non è maggiorenne accedere ai contenuti violenti e cimentarsi nella gara.
Don Di Noto: «Business che sfrutta l’imbecillità»
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​Adesso a chiedere la cancellazione del «primo gioco di carte on line dedicato allo sfruttamento della prostituzione» piomba dritto e veloce il Senato. Emanuela Baio (Api) chiama a raccolta trasversalmente le colleghe e le si affiancano subito Maria Pia Garavaglia (Pd) e Laura Bianconi (vicecapogruppo Pdl). Così oggi il presidente del Senato riceverà una lettera con la richiesta d’inoltrarla al capo del governo e ai suoi ministri dell’Interno e del Welfare, mentre in serata, ieri, è partita una raccolta di firme proprio fra i senatori per oscurare quel sito (del quale raccontiamo diffusamente qui sotto, ndr). E nel giro di appena venti minuti arrivano già una trentina di sottoscrizioni da parte degli esponenti di tutti i gruppi politici a Palazzo Madama.Le senatrici sanno bene della «dimensione astratta del gioco», però, si legge nella bozza della lettera, «la dinamica premiale evoca la fattispecie di istigazione a delinquere e/o di apologia del reato, esaltando la commissione di gravi reati come lo sfruttamento e l’induzione alla prostituzione, l’omicidio, la vendita di organi, lo spaccio di stupefacenti». E come se non bastasse e avanzasse tutto questo, «nessuna tutela è garantita ai minorenni, essendo sufficiente, per visualizzare il sito dichiarare di aver compiuto la maggiore età». Il giocatore ricopre il ruolo di sfruttatore e accumula punteggi dall’uccisione e conseguente vendita di organi delle donne: «Dietro una dimensione ludica», quindi, «si cela un messaggio equivoco e distorto», che «incita alla mercificazione del corpo femminile», come pure si ravvisano «numerosi profili di censurabilità non solo morale, ma anche giuridica, che, a loro volta, suscitano profondo allarme». I firmatari del testo preparato dalla Baio sono seriamente preoccupati: la visualizzazione del sito e dello spot che lo promuove «da parte di una platea potenzialmente illimitata di fruitori» comporta un palese «rischio che i contenuti ed i messaggi di tale gioco raggiungano tutti i soggetti, anche minorenni, prescindendo dalla capacità di discernimento tra ciò che è lecito e ciò che è illecito». Tanto più che ancora neppure è finita qui, visto che nel mancato rispetto della libertà religiosa «costituzionalmente garantita, si ravvisa un’offesa» laddove «lo spot reca la seguente affermazione: "Il semplice fatto che qualcuno abbia potuto non solo concepire questo gioco, ma addirittura produrlo e metterlo in vendita è la prova che Dio non esiste"». Insomma, un bel po’ di motivazioni «giuridiche e di merito» per le quali gran parte del Senato chiederà oggi «la rimozione dello spot e l’oscuramento del sito».
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