Passa a livello superiore
Accesso
Cronaca
VERITA' ROVESCIATE
Autrici lesbiche in cattedra: «I bravi genitori?sono i gay»
Lucia Bellaspiga
  • twitter
  • google +
  • segnala ad un amico
    mail
  • font
  • stampa quest'articolo
    print

​Illustrazione dal libro "Piccolo
uovo" (foto di Nicola Vaglia)


​​
2016-premio-candida-300x125.gif
Biancaneve o Cenerentola? Vetusti e benpensanti. Molto meglio favole in cui mamma e papà, maschio e femmina, famiglia e matrimonio sono concetti superati. Insomma, nella scuola del 2000, la stessa che pretende di spazzare via presepi e crocefissi proprio per assicurare un’educazione asettica e non condizionante, le maestre dovrebbero fin dalla tenera età minare ogni loro certezza: «Il messaggio di "Piccolo Uovo" è che non si sa dove finirà l’ovetto ma che non ha importanza, perché non c’è una forma preferibile tra famiglie allargate, famiglie con due mamme, con due papà...», spiega Francesca Pardi, lesbica con quattro figli, autrice del libro da cui è tratto lo spettacolo del Litta. Nell’età in cui si fissano i concetti chiave che faranno da pilastro per la vita, centinaia di bambini milanesi a teatro apprendono che non necessariamente il papà è un uomo e la mamma una donna, e che se questo càpita è solo una delle tante possibilità, tutte equipollenti. L’operazione non è certo isolata, anzi, è in buona compagnia. "Ci sono tantissimi modi di essere una famiglia, sfoglia questo libro e scoprili tutti!", si legge sul retro di un libro per piccolissimi, il cui titolo manco a dirlo è "Il libro delle famiglie", al plurale (Piemme). Tra lettere cubitali e disegni coloratissimi i bimbi apprendono che "alcune famiglie hanno due mamme o due papà". Data l’età, l’autore Todd Parr non sta a spiegare come questo possa accadere ma intanto relativizza.

C’è poi un’intera collana per bambini edita da Stampatello, "una casa editrice nata per dare voce alle nuove realtà delle famiglie omosessuali". Il concetto da inculcare nelle menti ancora malleabili è che la famiglia è in costante evoluzione e ciò che è stato normale per millenni non lo è più. Innocui i titoli, non gli obiettivi. "Piccola storia di una famiglia" ha per sottotitolo "Perché hai due mamme?": "Mari e Franci si amavano e volevano fare una famiglia, ma per fare un bimbo ci vogliono una donna e un uomo. Allora in una clinica olandese...” è l’incipit del testo che – sostiene l’editore – "ci porta nella semplicità di una famiglia alla fin fine proprio come tutte le altre". Altro titolo: "Qual è il segreto di papà?". Non certo di essere innamorato di mamma, anzi, il babbo ama un altro uomo... "Due nidi", poi, racconta in rima "la separazione dei genitori" presentata non come doloroso incidente da superare nel modo meno traumatico possibile, ma come fatto positivo, "occasione di crescita e indipendenza del bambino". "Tanti sono gli aggettivi che accompagnano la parola famiglia", avverte Stampatello; la lista è lunga: tradizionale, allargata, monogenitoriale, ricomposta, omogenitoriale...

Anche Il Saggiatore con "Buoni genitori" di Chiara Lalli spaccia per normale la situazione di due gemelli, Silvia e Andrea, che hanno addirittura due mamme e due papà, mentre "Violetta e Arthur hanno tre genitori", vai a capire come...

Ansie progressiste caratterizzano anche qualche amministratore, come l’assessore milanese alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, che non a caso ha la delega "alle Famiglie" (solito plurale) e che ama "Piccolo Uovo" al punto di averlo letto al suo bambino. A fargli eco il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che un anno fa ambiva a «trasmettere tali idee ai bambini dell’asilo, così da far percepire come naturali i cambiamenti che stanno trasformando la nostra società». Qualcuno in giunta pretendeva perfino di adottare il testo negli asili comunali.
© riproduzione riservata
segnala ad un amico stampa quest'articolo
Articoli in evidenza