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La risposta
Cantone: io frainteso no ad allarmismi
Antonio Maria Mira
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​«Non avevo alcuna intenzione di attaccare don Maurizio Patriciello del quale ho sempre apprezzato l’impegno e per aver alzato l’attenzione sul dramma della "Terra dei fuochi". Anzi ritengo che sia uno dei pochi a farlo in buona fede mentre altri hanno utilizzato questo dramma per darsi visibilitá e lanciarsi in carriere politiche».


Così Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione spiega il senso dell’intervista di ieri al "Foglio".
«Non ho mai cambiato idea – assicura l’ex pm anticamorra –. Continuo anch’io ad essere convinto, come ho detto da anni, che ci sia una correlazione tra inquinamento provocato dallo smaltimento illecito di rifiuti e alta mortalità in questa terra». Ma, aggiunge, «non possiamo dire che tutti i morti sono provocati da tale inquinamento. Altrimenti creiamo solo allarmismo, favorito anche da dichiarazioni di alcuni "pentiti" screditati, una bolla che quando poi si sgonfia ha l’effetto opposto di far calare l’attenzione su questo dramma cosa che sta accadendo».

Dunque, spiega ancora, «dobbiamo pretendere dati scientifici. Ma né io né don Maurizio siamo scienziati. Dobbiamo fidarci». Ma il magistrato, che conosce bene gli affari di camorra, ecomafie e imprenditori collusi per averli indagati a lungo invita anche «a non fare confusione, mettendo insieme roghi di rifiuti, interramento di rifiuti industriali e ecoballe. Sono cose diverse anche da un punto di vista penale. E la confusione certo non aiuta a trovare una vera soluzione». Infine un’invito e una promessa. «Ora tocca davvero mettere mano alle bonifiche, facendo però molta attenzione che non finiscano in mano ai soliti imprenditori collusi. L’Anac assicura che farà la massima vigilanza».
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