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Morta in gravidanza, «causa un'infezione»
 
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Un susseguirsi di decessi - quello che ha coinvolto 5 donne in stato di gravidanza negli ultimi sette giorni in diversi ospedali italiani - che potrebbe, molto probabilmente, essere frutto di una "drammatica casualità". Ne è convinta il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, a conferma di ciò, ha annunciato oggi come i primi risultati che stanno arrivando dagli ispettori ministeriali "riguardano il caso di Torino, dove non risultano delle responsabilità dirette dell'Ospedale Sant'Anna". E da Brescia il direttore generale degli Spedali Civili Ezio Belleri fa sapere che Giovanna Lazzari, la mamma 30enne morta con la bimba che aveva in grembo, è deceduta a causa di un'infezione batterica. Primi risultati resi noti proprio nel giorno in cui si sono celebrati i funerali di queste due mamme. Per Angela Nesta, morta in sala parto al S.Anna con la sua bimba a Torino, una sola bara coperta di fiori bianchi per le due salme.

Forte il richiamo del ministro Lorenzin: anche a fronte di tragiche casualità, ha detto, "bisogna però dare delle risposte e, dunque, indagare caso per caso. Stiamo anche investigando - ha spiegato - su tutta la fase precedente all'arrivo in ospedale, della puerpera di Torino come delle altre; bisogna verificare che non ci siano stati degli errori nelle procedure di intervento durante l'accesso in ospedale e durante la presa in carico del paziente e verificare anche quello che è avvenuto prima. Questo perché, pur avendo noi una bassa casistica di donne morte durante il parto, dobbiamo abbassarla il più possibile". Il punto, ha quindi avvertito, è che "bisogna partorire in strutture sicure", ma nei territori in cui ciò non è possibile "deve esserci una rete di emergenza in grado di intervenire". Per questo, la battaglia per i centri nascita 'in sicurezza - con la chiusura senza deroghe di quelli con meno di 500 parti l'anno - figura tra le priorità del ministro. Intanto, la task force di ispettori ministeriali è al lavoro anche presso l'ospedale San Bonifacio (Verona), dove nei giorni scorsi è morta in sala parto, con il piccolo che portava in grembo, Anna Massignan.

Sono invece attesi mercoledì prossimo all'ospedale di Bassano gli ispettori inviati dal ministero per cercare di far luce sul decesso di Marta Lazzarin e del suo bimbo, in una gravidanza arrivata alla ventisettesima settimana, mentre domani ci sarà l'autopsia, chiesta dal pm Barbara De Munari che ha inviato avvisi di garanzia a quattro medici e una ostetrica. Ma questa tragica lista si starebbe allungando con altri casi: il 29 dicembre una ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, è morta in casa a Foggia per cause da accertare. I medici, con un cesareo post-mortem, hanno fatto nascere la piccola, rianimandola. Ed è al vaglio della magistratura anche il caso che si è verificato nel Policlinico di Modena, dove una donna di 27 anni, già dimessa, ha perso il bambino durante il travaglio il giorno di Natale.

Ed ancora: oggi, a Sanremo, una ragazza di 22 anni ha perso il figlio dopo una gestazione che si era protratta per 41 settimane. I familiari hanno denunciato i sanitari. Eventi tragici anche se, ha ricordato Lorenzin, l'Italia è in linea con la media dei Paesi europei per quanto riguarda la mortalità materna, con un rapporto pari a dieci decessi ogni centomila nati vivi, che corrisponde a una media di 50 morti l'anno. Un numero, affermano gli esperti, che potrebbe tuttavia essere dimezzato. Critica la posizione del Codacons: "Cinque morti in sette giorni non sono imputabili al caso - afferma il presidente Carlo Rienzi, confermando un apposito esposto alla magistratura - e le misure prese sono insufficienti. Serve prevenire, migliorando il servizio offerto dagli ospedali italiani".​
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