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Alto Adige
Migranti, al confine per un Brennero che unisce
Diego Andreatta
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Passo del Brennero, 20 febbraio 2016. Mano nella mano, a formare una catena umana che legava idealmente il territorio austriaco a quello italiano. Al Passo del Brennero, a pochi metri dagli antichi cippi confinari, quasi trecento persone sono salite per la manifestazione dal titolo “Un Brennero che unisce” promossa da realtà politiche, sociali e culturali del Trentino e dell’Alto Adige all’indomani dell’annunciata decisione dell’Austria di collocare barriere per limitare l’arrivo dei migranti.
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Affrontando una temperatura rigida – quattro gradi sotto zero - i manifestanti con molte autorità trentine e altoatesine hanno voluto riaffermare “un no deciso ai muri, che sono il sintomo dell'assenza di una politica europea, e che rappresentano la morte di un’idea e di una straordinaria occasione”. Rappresentanti dei Consigli provinciali ma anche sindaci della regione insieme a varie sigle associative fra le quali realtà ecclesiali come Pax Christi, Acli e Movimento dei Focolari hanno ribadito la necessità di una politica comune per l’accoglienza.
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Non si è trattato di un’azione “contro l’Austria, alla quale – hanno precisato i promotori – va la nostra solidarietà visto il carico di rifugiati e che cercherà essa stessa per prima ogni forma di controllo alternativa alle barriere”. Al Passo del Brennero, dove in questi giorni il transito dei migranti è ridotto a poche decine di unità, era presente anche il governatore del Trentino Ugo Rossi, che ha assicurato la volontà di affrontare il problema nell’incontro urgente fissato a Roma lunedì con il ministro degli Interni Angelino Alfano e che ha parlato come presidente dell’Eureregione Tirolo, la realtà per la collaborazione economica e culturale che comprende anche Alto Adige e Land del Tirolo.
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“Oggi poniamo un segno importante per l’Europa”, ha osservato l’europarlamentare Herbert Dorfmann, mentre il segretario del partito di raccolta altoatesino Sudtiroler Volkspartei Philipp Achammer ha rilevato che è triste constatare che l’Europa “ha successo quando parla di banche e di bilanci ma fallisce quando affronta i problemi delle persone e dei migranti”.
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