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EMERGENZA RIFIUTI
Balduzzi: «Roghi tossici, un’altra Ilva»
Pino Ciociola
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Ripartiti da cinque minuti, Renato Balduzzi chiama il suo ministero: «Qui c’è un’altra Ilva, sotto Roma...», esordisce. Poi dà disposizioni: «Devi verificare che in queste zone non siano mai stati fatti esami tossicologici da inquinanti su chi ha il tumore, perché voglio che adesso si facciano, anche a campione, ma che siano rappresentativi e abbiano ogni criterio scientifico». Non è finita: «Al Consiglio dei ministri (di ieri pomeriggio, ndr) parlerò con Cancellieri, dobbiamo fare esami, sempre per gli agenti inquinanti, e uno screening anche sui Vigili del fuoco che lavorano qui».
Macchine noleggiate e senza alcun contrassegno, un paio di carabinieri di scorta, ma niente divise: così il ministro della Salute è venuto – in incognito – a passare una giornata nelle "terre dei fuochi", cioè quelle a sud di Caserta e a Nord di Napoli.

Prima i medici. Poi lo scempio
Incontra prima, a Santa Maria Capua Vetere, i vertici locali dei medici per l’ambiente, poi a Caivano Lucio Iavarone, rappresentante del Coordinamento dei comitati contro i roghi e padre Maurizio Patriciello, parroco a Caivano. Infine va a vedere coi propri occhi l’amianto abbandonato nelle campagne e sotto i cavalcavia dell’asse mediano, i rifiuti tossici, i copertoni bruciati, le plastiche, le tonnellate d’avanzi della lavorazione di pellame e tessuti. Non può dirlo, il ministro della Salute, per ragioni istituzionali (e non soltanto), però ormai deve aver capito qual è la situazione da queste parti. C’entrano gli stili di vita («Vi prego, non li ridicolizzate. Per esempio: ho certi numeri sui ragazzi campani e il fumo che sono raccapriccianti...») e però c’entra, pesantemente, lo scempio di queste terre che va avanti da decenni a colpi di rifiuti tossici.
Non riesce a parlare d’un fiato nel viaggio di ritorno, specie dopo il saluto con padre Patriciello. Imbocchiamo l’autostrada: «Capisco bene perché si arrabbiano quando vieni qui a raccontare che la colpa dei tumori è degli stili di vita...», sussurra. E capisce «perché basta una notte a bruciare, letteralmente, un anno di prevenzione». Fa una lunga pausa: «Questa gente lotta contro tutto e tutti. Se abbiamo ridotto in queste condizioni uno dei posti più belli al mondo, vuol dire non è stato fatto nulla di quanto si doveva».

«Questa è una guerra»
Un’ora prima avevamo le scarpe nel fango e nel luridume tossico a quattro passi dalle case del Parco Verde di Caivano e dai bimbi, dalle donne e dagli anziani che le abitano. Le scarpe nell’erba inzuppata, dove vengono a pascolare le pecore, e centinaia di cavi di plastica dai quali era stata sfilata l’anima di rame, decine di pannelli d’amianto, quintali e quintali di avanzi d’automobili e frigoriferi e di concerie. Iavarone e padre Patriciello li mostravano a Balduzzi, che non fiatava, provando a dissimulare la sorpresa.
In viaggio diluvia e grandina. «L’emozione e l’indignazione, che pure devono esserci, non bastano», spiega. «Non si può andare e poi dirsi "ho fatto il mio dovere, ora posso pensare ad altro"». Gli rimane poco tempo governativo, un paio di mesi, forse anche meno. Dovrà fare in fretta, molto in fretta. Coinvolgendo almeno la stessa Anna Maria Cancellieri, ministro dell’Interno, e Corrado Clini, ministro dell’Ambiente. «Ma anche e soprattutto i sindaci e la Regione Campania», dice. «Questa è una guerra, nessuno può vincerla da solo». Ed è una guerra anche contro la camorra, che spesso gestisce e spessissimo permette lo scempio.

Numeri. Indiscutibili
Non può dire, Balduzzi, che forse qualcuno sta giocando (sulla pelle della gente) con certi dati e certe cifre, ma può soltanto affidarsi ai primi e alle seconde. Però ormai deve averlo intuito. E deve aver saputo ciò che qualsiasi medico qui spiega ai suoi pazienti in privato, ma nemmeno si sogna di ripetere in pubblico. Servono dati con i quali nessuno possa più giocare, via quindi al monitoraggio tossicologico su chi una malattia tumorale l’ha già: «Se smentiranno ciò che voi dite, serviranno a tranquillizzarvi – si rivolge il ministro ai medici per l’ambiente e poi a Iavarone e padre Patriciello –, se lo confermeranno, s’interverrà dove si deve». Ed è inevitabile mantenga questa posizione. Per ora...

«Grazie a voi. Davvero»
A Santa Maria Capua Vetere l’incontro è con Gaetano Rivezzi, coordinatore campano dei Medici per l’ambiente, Antonio Marfella, tossicologo dell’Istituto oncologico Pascale di Napoli, l’oncologo Giuseppe Comella e l’epidemiologo Prisco Piscitelli. Balduzzi li convocherà al ministero, perché «la chiave è mantenere i rapporti con voi», è «ascoltarvi», non fosse solo perché «siete voi» gli esperti. Padre Maurizio Patriciello e Lucio Iavarone aspettano il ministro a Caivano. Niente formalità né sconti, si discute così un paio d’ore in una sala della parrocchia di San Paolo Apostolo, dopo si va in quel fango. Al momento di ripartire, Patriciello e Balduzzi si stringono la mano, parlano ancora, stavolta sotto voce. Gli occhi di entrambi diventano incredibilmente, evidentemente, lucidi. «Grazie!», lo saluta il prete. «No, grazie a voi. Davvero», gli risponde il ministro.

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