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Famiglia
«Adozioni più facili». La Chiesa in campo
Paolo Ferrario
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«Oggi l’adozione e l’affido sono pratiche troppo complicate e le prime vittime di percorsi tanto tortuosi sono i bambini senza famiglia, che hanno bisogno di cure più adeguate». Al termine della Settimana estiva di formazione, che si chiude oggi a San Giovanni Rotondo (Foggia), il direttore dell’Ufficio famiglia della Cei, don Paolo Gentili, lancia la proposta di una «rinnovata alleanza» tra tutti i soggetti in campo (famiglie, associazioni, Tribunali dei minori, servizi sociali, psicologi, Governo), per snellire le pratiche e rendere più facile il percorso verso l’adozione e l’affido.

«Le testimonianze di questi giorni – sottolinea don Gentili – ci hanno mostrato la fatica cui sono sottoposte le famiglie che vogliono aprire il proprio cuore e la propria casa a piccoli senza mamma e senza papà e, invece, si scontrano con una burocrazia implacabile che rende tutto molto più complicato e difficile. Crediamo, allora, che ci sia la necessità di creare un luogo comune di incontro dove tutti gli attori si possano confrontare e cercare, insieme, di rendere i percorsi più lineari e brevi. L’Ufficio famiglia si offre come luogo di incontro, per costruire questo sguardo unitario, fare sentire meno sole le famiglie e indicare nuovi orizzonti di speranza».

Una prima, importante risposta positiva è arrivata direttamente alla Settimana di San Giovanni Rotondo, a cui ha partecipato, tra gli altri, anche la presidente della Commissione adozioni internazionali, Silvia della Monica, che ha manifestato interesse e disponibilità verso la proposta: «È un progetto che condividiamo, per costruire percorsi di accompagnamento e accoglienza delle coppie che scelgono di aprirsi all’adozione e all’affido».

Sulle difficoltà, non soltanto burocratiche ma anche relazionali cui vanno incontro le coppie che scelgono la via dell’adozione, si è soffermata, durante la Settimana, anche Ina Siviglia, docente di Antropologia teologica a Palermo. «Del figlio, o dei figli adottati, soprattutto se non sono molto piccoli, se sono stranieri, se parlano un’altra lingua, si conosce molto poco – ha detto –. A volte non si riesce a sapere nulla della loro storia, dei loro affetti negati, delle loro esperienze negative in istituti per bambini abbandonati, delle loro relazioni significative lacerate. Tutto rende difficile l’armonizzazione e l’integrazione in una famiglia e in una rete parentale, completamente diverse dalla realtà vissuta precedentemente».

Di fronte a questi problemi, molto spesso la famiglia (non soltanto quella adottiva o affidataria) non trova sostegno nelle istituzioni, come ha ricordato il presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, Stefano Zamagni. «Ancora oggi – ha sottolineato l’economista – l’Italia destina alla spesa per maternità e famiglia poco più dell’1% del Pil, la quota più bassa tra tutti i Paesi dell’Unione Europea. Come a dire che la famiglia, in quanto tale, non è un soggetto che è destinatario in via prioritaria di politiche e dunque di risorse nel nostro modello di welfare. Non solo, ma quasi completamente assente è l’equità orizzontale nei confronti delle famiglie con figli a carico e ciò nonostante la Costituzione esplicitamente riconosca la rilevanza sociale e economica delle funzioni svolte dalla famiglia». Alla luce di queste considerazioni, non stupisce, quindi, il continuo calo delle nascite, anche recentemente certificato dall’Istat (quasi 20mila nati in meno nel 2013 rispetto al 2012) e ricordato alla Settimana della Cei dal demografo dell’Università Milano-Bicocca, Gian Carlo Blangiardo. Entro il 2031, ha anticipato lo studioso, «le coppie senza figli aumenteranno notevolmente fino a raggiungere i 6,4 milioni, mentre le coppie con figli diminuiranno di 400mila unità». Tanti buoni motivi in più per preparare strade meno tortuose a quelle che, generosamente, vorranno aprirsi all’adozione o all’affido di bambini senza genitori.

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