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Cronaca
Castel Volturno
A Castel Volturno è guerra tra poveri
Antonio Maria Mira
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Una giornata di tensione dopo una serata di violenza, a Pescopagano frazione di Castel Volturno. Immigrati e abitanti del grande centro sul litorale domizio si sono fronteggiati a lungo, separati dalle forze dell’ordine. Barricate, insulti, provocazioni e frasi razziste. Emerge ancora una volta la difficile convivenza, guerra tra poveri, tra sfruttamento e microcriminalità, in una zona a forte presenza camorrista.

Tutto è cominciato domenica sera, quando Pasquale e Cesare Cipriani, padre e figlio, famiglia molto nota, titolare di un’impresa di vigilanza ma anche accusata di legami con la camorra, fermano due giovani ivoriani. Li accusano di aver rubato una bombola del gas, loro replicano che non è vero, poi vola qualche ceffone. Tutto sembra finire lì. Ma il giovane Cipriani torna armato e spara alle gambe dei due immigrati. È l’innesco della nuova rivolta, dopo quella ben più ampia del 18 settembre 2008 quando il gruppo camorrista di Giuseppe Setola uccise sei africani in un altra zona di Castel Volturno. Un centinaio di immigrati scende in strada, barricate, rifiuti e auto incendiate, alcuni assaltano la sede della vigilanza e la casa della famiglia e appiccano il fuoco. A malapena si salva un ragazzina di 15 anni. Vengono fermati i due italiani e identificati gli immigrati. Mentre i due feriti sono ricoverati ma fuori pericolo.

La tensione va avanti per tutta la notte. E alla fine scendono in piazza anche gli abitanti di questa ex zona residenziale lungo la costa, rifugio di latitanti, tra abusi edilizi e degrado. Terra di nessuno, poi terra di migranti, come tutta Castel Volturno. «L’Italia è un Paese accogliente ma certo non può accogliere tutti, contatterò anche i sindaci per ragionare insieme sul da farsi», fa sapere il ministro dell’Interno Angelino Alfano.

E tocca proprio al sindaco Dimitri Russo, appena eletto, fare da mediatore: «Il fragile equilibrio tra italiani e immigrati si sta spezzando. Qui c’è una bomba sociale pronta ad esplodere. Non c’è alcuna percezione dello Stato semplicemente perché lo Stato non c’è». Mentre don Guido Cumerlato, parroco di San Gaetano Thiene, unica realtà attiva a Pescopagano, in una lettera aperta scrive di farsi «carico della paura e della rabbia che oggi si respira tra i rivali del paese. La situazione è grave – denuncia anche lui –. Siamo in una situazione di "stallo". Occorre che si risponda a questo malore, evitando che ognuno ricorra alla via della "giustizia privata" e la via della "vendetta"». Infine l’appello a «"curare" questa terra insieme. Da soli o in "piccoli gruppi" non è possibile arrivare a soluzioni».

In serata restano due posti di blocco delle forze dell’ordine, mentre gli abitanti fanno due richieste: un presidio di sicurezza e il controllo degli immigrati nelle case, su regolari e no. Se non saranno ascoltati minacciano di bloccare sabato la via Domiziana. «Però dimenticano che le case vengono affittate dai locali che li sfruttano», commenta don Guido.
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