mercoledì 23 dicembre 2015
​Dura accusa della Procura: ulivi incendiati per coprire esperimenti della Monsanto.
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Territorio sotto attacco. Affaire Xylella: dai «protagonisti istituzionali e non», c’è stata «perseveranza colposa, tale da sfiorare la previsione dell’evento se non il dolo eventuale, nell’adozione di un piano d’interventi univocamente diretto alla drastica e sistematica distruzione del paesaggio salentino». Si legge a pagina 51 dell’'Ordinanza di sequestro preventivo d’urgenza' degli ulivi, firmata dalle pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci e dal capo della Procura leccese, Cataldo Motta.Altro «dato inconfutabile» (fra molti): «Proprio le misure imposte dai 'Piani Silletti', ivi compreso l’uso massiccio dei pesticidi, rappresentano un serio rischio per l’incolumità pubblica». E ancora, «è stata fornita una falsa rappresentazione della realtà riguardo all’asserito, ma assolutamente incerto, ruolo specifico svolto dalla Xylella nella sindrome del disseccamento degli ulivi». Insomma, la realtà è «molto più articolata e complessa » di quella riportata «alla Comunità Europea». E col «serio dubbio » sull’«attendibilità » di quelle conclusioni scientifiche rappresentate all’Europa», ma che sono state «il presupposto delle determinazioni assunte a livello europeo e nazionale». Il capo della Procura leccese l’aveva spiegato sabato scorso: «Le indagini non sono compiute» e ne appaiono chiari i motivi scorrendo l’ordinanza, emessa insieme a 10 avvisi di garanzia. Ricostruzione con prove e testimonianze (queste ultime a volte false o contraddittorie) di quanto 'accade' dal 2009, cioè quando «appare già indubbio sia databile il fenomeno del disseccamento degli ulivi in Salento». Lunga storia dalla quale, per gli inquirenti, «emerge chiaramente la colposa inerzia degli organi preposti al controllo fitosanitario nazionale e della Regione Puglia nell’attenzionare l’ingravescente fenomeno del disseccamento degli ulivi» e «l’assoluta imperizia dei suddetti organi e dei soggetti con essi interfacciatisi quali unici interlocutori, vale a dire Iam, Università di Bari e Cnr». Il lavoro della Procura appare certosino, le sue conclusioni anche. È «ormai dato inconfutabile – scrivono i magistrati – che la estirpazione delle piante non è assolutamente idonea né a contenere la diffusione del disseccamento, né a contribuire al potenziamento delle difese immunitarie delle piante», anzi dov’è stata realizzata, per esempio a Trepuzzi, «ha comportato una esplosione del fenomeno del disseccamento!». Fra gli altri dati «acquisiti», poi, c’è che «almeno dal 2013» si sapeva come «al disseccamento rapido dell’ulivo contribuissero diverse concause » e che «la manifestazione della sintomatologia del disseccamento non sia necessariamente correlata alla presenza della Xylella». Passo indietro. I primi anomali disseccamenti sugli ulivi vengono notati nel 2008 nelle campagne fra Gallipoli, Racale, Alezio, Taviano e Parabita. Ed è sempre «dato conclamato» che negli anni 2010/2011 e 2013 «sono state condotte in territorio salentino sperimentazioni anche con l’uso di prodotti fortemente invasivi». Torniamo ai giorni nostri. Da marzo scorso alcuni agricoltori si accorgono che uomini in tu- ta bianca («Modello 'usa e getta' in dotazione alla polizia scientifica», spiega la Procura) si aggirano fra gli ulivi con barattoli di vernice blu e bianca, affiggono cartelli con la scritta «Campo sperimentale». Accade che poi questi ulivi brucino e qualche volta stranamente o miratamente. Morale? «Si ritiene – scrive la Procura – che l’incendio di ulivi sui quali sarebbero avvenute le sperimentazioni legate alla 'lebbra dell’ulivo', ovvero le prove in campo del 'Roundop Platinum' della Monsanto, sia di natura dolosa con finalità d’eliminare ogni possibile traccia di quanto fatto sugli alberi».Nuovo passo indietro: la multinazionale aveva promosso a Bari nel 2013 il 'Progetto Gipp', con l’utilizzo del 'Roundup Platinum' del 'Roundup 360 power' con glifosato e l’'Area manager Centro Sud' della Monsanto, Lino Falcone, raccontava che «il 'Progetto Gipp' non nasce dal caso, abbiamo lavorato due anni per studiare la situazione malerbologica nell’uliveto pugliese e individuare gli aspetti critici ». Infatti il 'Roundup' è un diserbante totale – annota la Procura leccese – e il glisofato «si trasmette nel terreno, predispone le piante a malattie e tossine» e provoca diverse altre conseguenze. L’11 settembre 2014 c’è un’altra serata di presentazione del 'Progetto Gipp' e del 'Roundup platinum', stavolta nel leccese, in un resort a Lequile. Detto che «non è pervenuta risposta» alla richiesta d’informazioni «sulle aree interessate da campi di sperimentazione all’Osservatorio Fitosanitario regionale», i magistrati vanno avanti: «Le due società interessate alle sperimentazioni in Salento, Monsanto e Basf, sono collegate da investimenti comuni, avendo la Monsanto acquisito dal 2008 la società 'Allelyx' (leggete la parola al contrario... ndr) dalla società brasiliana Canavialis e avendo la Basf nel marzo 2012 investito 13,5 milioni di dollari nella 'Allelyx'». Contattata, l’azienda rimanda al suo blog: «Non c’è nessuna ragione plausibile per cui Monsanto, i cui prodotti servono ad aiutare gli agricoltori, farebbe qualcosa che può causare problemi agli olivicoltori italiani», si legge ad esempio sull’Affaire Xylella.La Procura non ha dubbi: dai primi disseccamenti e «senza che ne fossero state individuate le cause – si legge nell’Ordinanza –, sono state condotte in territorio salentino sperimentazioni anche con l’uso di prodotti fortemente invasivi, tanto da essere vietati per legge, in un contesto di grave compromissione ambientale » e senza «alcun previo studio sull’impatto che avrebbero avuto sull’ambiente ». Ma l’Affaire Xylella è appunto complesso. Ci sono – sottolinea la Procura leccese – laboratori che «hanno effettuato analisi e ricerche su campioni di ulivo senza il necessario accreditamento » e 10 mesi prima di ottenerlo, come il Centro di ricerca, sperimentazione e formazione in agricoltura 'Basile Caramia' (a Locorotondo). L’Università di Bari che «ha effettuato prove in campo e serra senza la necessaria autorizzazione » e 4 mesi prima di ottenerla. A proposito. Pagina 35 fra le 59 dell’Ordinanza: «Ciò che è emerso è che in Salento potrebbero esserci più ceppi differenti » di Xylella, «per lo meno nove!» e «nonostante i ricercatori del Cnr di Bari Donato Boscia e Maria Saponari in più occasioni ufficiali sostengano essercene uno solo».
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