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Spot sull'azzardo, 2 proposte di legge per vietarli
Vincenzo R. Spagnolo
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Se l’obiettivo finale resta quello del «no slot», inteso come regolamentazione severa su tutte le forme di azzardo, una tappa intermedia potrebbe essere quella del «no spot», ossia del divieto di pubblicità per i giochi e le scommesse, un po’ come avviene per il tabacco. Si può riassumere così l’intento di due diverse iniziative legislative depositate ieri alla Camera e di un ordine del giorno passato al Senato: la prima proposta di legge presentata a Montecitorio proviene da un folto gruppo trasversale di 210 parlamentari; la seconda è stata depositata dai due gruppi di M5S alla Camera e al Senato; e sempre ieri, durante l’esame del testo sulla Rai a Palazzo Madama, la Lega Nord ha proposto e fatto approvare un ordine del giorno per impegnare il governo a vietare spot su giochi, lotterie e concorsi a premio. 

Il testo per ora più condiviso è quello presentato da Lorenzo Basso (Pd), Stefano Quaranta (Sel), Mario Sberna (Per L’Italia-Cd) e Rosanna Scopelliti (Ap), che ha già incassato l’adesione di 210 deputati, appartenenti ai 4 suddetti partiti ma anche agli ex grillini di Alternativa libera, a Scelta civica e al gruppo Misto. È composto da due soli articoli: il primo istituisce il «divieto di pubblicità per i giochi con vincite in denaro», punendo con sanzioni da 50mila a 500mila euro «qualsiasi forma, diretta o indiretta» di propaganda pubblicitaria, sponsorizzazione o di promozione di marchi o prodotti di giochi con vincite in denaro, offerti in reti di raccolte «fisiche o online». Le multe verrebbero irrogate a chi commissiona la pubblicità, a chi la effettua e ai proprietari di tv, radio, giornali, siti internet che le diffondono, mentre i proventi sarebbero destinati alla prevenzione e alla cura delle patologie causate dall’azzardo. Il secondo articolo stabilisce che la legge non comporterà oneri per la finanza pubblica. «Non volevamo che, come accaduto con altre proposte, si creasse il problema
della mancanza di copertura finanziaria», puntualizza Basso, citando dati che fotografano il boom di Azzardopoli: «Dal 2003, la raccolta è aumentata del 500%, da 15,5 a oltre 80 miliardi di euro», ma in parallelo sono cresciute le dipendenze, «con 3 milioni di giocatori soggetti a rischio e 800mila già patologici». Al momento, «il costo sanitario annuale per curare le persone dipendenti dal gioco ammonta a 5-6 miliardi di euro, mentre il gettito erariale per lo Stato è di 8 miliardi». Perciò, dicono Quaranta e Basso, «è tempo di considerare tale dipendenza alla stregua di quelle causate dal tabacco o dall’alcol. E la nostra proposta ricalca la legge sul fumo del 1962». Insiste pure Sberna: «Il gioco d’azzardo provoca sofferenze, malattie, suicidi e morti violente. Non si può far pubblicità a ciò che fa male e va contro il bene comune. La Provincia autonoma di Trento ha legiferato in tal senso, ora serve una norma nazionale».

Sulla stessa linea si è mosso il Movimento 5 Stelle, presentando al Senato e alla Camera un duplice disegno di legge che – riassume il senatore Giovanni Endrizzi – ha tre punti: abolire la pubblicità del gioco d’azzardo; istituire severe sanzioni per chi trasgredisce; destinare quelle risorse alla cura dei casi di dipendenza. «Chiediamo – dicono i pentastellati – che la nostra proposta e quella 'trasversale» di altri parlamentari, siano calendarizzate subito». 

Favorevoli alle proposte sono le associazioni impegnate nel contrasto all’azzardo patologico, fra cui SlotMob, Libera, No slot, l’Arci e la Consulta Antiusura, che tuttavia le ritengono solo un inizio. «È un passo avanti » osserva don Armando Zappolini, portavoce della campagna «Mettiamoci in gioco», ricordando però l’appello con altre proposte concrete (fra cui una «moratoria delle concessioni statali fino al riordino generale della materia») lanciato ad aprile: «Chiediamo con forza che governo e Parlamento ci diano risposte – conclude – e che l’Italia rinunci alla politica dell’azzardo».
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