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Cronaca
Parma
Uccise Tommy 10 anni fa, «resti in carcere»
LUCIA BELLASPIGA
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Questa è una storia che occorre raccontare dalla fine, da quell’intervista televisiva che nel marzo del 2006 il muratore Mario Alessi rilasciava alla Rai, mentre tutta Italia aspettava con il fiato sospeso che il piccolo Tommy venisse ritrovato. Potete ancora vederla su Youtube: «I bambini sono angeli del cielo, una cosa così non va fatta, non va fatta. Lasciatelo libero subito, subito, subito», era il suo appello accorato. Parlava e sapeva bene che lui stesso quel bambino di 17 mesi lo aveva soffocato e finito a colpi di vanga mezz’ora dopo averlo rapito, la sera stessa del 2 marzo 2006. Tutta Italia pregava per la sua liberazione, ma Tommy era già sepolto da giorni sotto uno strato di letame nella campagna parmense, a pochi passi da casa sua e dal seggiolone rimasto vuoto in cucina. Dieci anni dopo Paola Pellinghelli, sua madre, siede allo stesso tavolo di quella sera e indica le sedie: «Qui stavo io accanto a Tommy, lo imboccavo, lì Sebastiano, che aveva 8 anni, e qui mio marito Paolo. Improvvisamente restammo al buio, così Paolo fece per scendere in cantina e rimettere su la luce, ma appena aprì la porta d’ingresso fu travolto da due uomini che ci im- mobilizzarono e legarono tutti e tre, poi strapparono Tommy dal seggiolone e fuggirono via con lui chiuso nello zaino. Fu l’ultimo istante che lo vedemmo ».


Seguirà un mese d’inferno, tra la disperazione di non sapere chi avesse rapito il suo bambino e l’ingiuria di vedersi accusare: «Erano da poco avvenuti i fatti di Cogne e gli inquirenti erano certi che i colpevoli fossimo noi. Li capisco, facevano il loro mestiere, ma mentre indagavano persino su Sebastiano, interrogato anche di notte buttando giù dal letto il suo pediatra, i veri rapitori la facevano franca. Un mese dopo, il primo aprile, sapemmo dal telegiornale che Tommy era morto e l’Alessi aveva portato gli inquirenti sul luogo in cui era sepolto... Nessuno aveva trovato il tempo di avvertirci prima dei giornalisti. Paolo corse fuori impazzito gridando, io svenni».


Il tradimento era doppio, perché da giorni quei manovali lavoravano in casa Onofri, nella pausa mangiavano alla loro tavola, spesso l’Alessi portava con sé Giuseppe, il figlio di 6 anni, perché giocasse con Tommy... Costretto dai genitori a testimoniare al processo, dirà tra le lacrime: «Mi avevano detto che andavano dal medico. Invece andavano a uccidere il mio amichetto». Ergastolo, sarà la sentenza per il muratore, 24 anni per la compagna Antonella Conserva, 20 per il terzo complice, Salvatore Raimondi. Ma dieci anni di carcere sono passati e l’Alessi si è comportato 'bene', ha partecipato a varie attività, così secondo la legge tra pochi giorni potrebbe uscire a lavorare e tornare in carcere per dormire. 


È a discrezione del giudice. Ma non ci sta Paola, non ci stanno le migliaia e migliaia di persone che non hanno mai scordato Tommaso e da dieci anni la inondano di lettere, poesie, regali, peluche da portare sulla tomba o tra le fratte in cui fu ucciso e interrato. Non ci stanno soprattutto i ragazzi dell’associazione 'Tommy nel cuore Onlus', «che hanno scritto un appello di loro volontà», dichiara la madre del bambino. Una lettera ineccepibile, secondo la quale 'non basta un corso da fabbro o da giardiniere, non basta rispettare le regole carcerarie per qualche settimana, per cancellare l’orrore e la violenza inflitti a una creatura di 17 mesi, a una madre, a un padre, a un fratello, a una nazione intera... Noi confidiamo nella giustizia divina, è vero, ma mai come in questa vicenda vorremmo confidare anche in quella terrena: che valuti secondo coscienza se concedere o meno questa possibilità a lui', uomo mai pentito. Paola mette in guardia i magistrati, «si ricordino come recitava davanti alle telecamere, anche oggi recita». Ma c’è qualcosa di più agghiacciante: Alessi, siciliano, nel 2006 si trovava a Parma con 'obbligo di dimora', avendo in Sicilia stuprato una ragazzina davanti al fidanzato, legato a un albero e costretto a guardare. 'Lo svolgimento dei fatti, per modalità e gravità, denota una personalità violenta. Concretissimo il pericolo di reiterazione', aveva scritto nel 2003 Walter Carlisi, magistrato di Agrigento nell’ordinanza di custodia cautelare di Alessi, condannato a sei anni eppure lasciato libero in attesa dei lunghi tempi della giustizia, e intanto spostato al Nord.


«Fosse stato in galera, Tommy oggi avrebbe 11 anni», fa presente la mamma, «il giudice non rifaccia lo stesso errore, valuti bene con chi ha a che fare. Sono fortunata perché grazie alla mia fede e all’aiuto di Tommy non lo odio, anche lui ha diritto di vivere, ma non di fare una terza vittima », conclude Paola, rimasta sola con Sebastiano dopo che il marito è morto di crepacuore. Nel 2000, non contento dello stupro, Alessi cercò la ragazza al cellulare chiedendole un appuntamento: «Riesco sempre a convincere la gente a fare quello che dico, per questo mi chiamano lo strizzacervelli», si vantava. Forse ora ha finito la carriera.
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