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Roma
La «Terra dei fuochi» uccide, ecco le prove
Pino Ciociola
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IL COMMENTO di Maurizio Patriciello 

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Ufficiale e certificato. Nella Terra dei fuochi si muore di più anche per «l’esposizione a un insieme di inquinanti ambientali che possono essere emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e/o di combustione incontrollata di rifiuti sia pericolosi, sia solidi urbani», parola dell’Istituto superiore di Sanità.


Che lo ha messo nero su bianco nel suo volume Mortalità, ospedalizzazione e incidenza tumorale nei Comuni della Terra dei fuochi in Campaniadiffuso mercoledì scorso, che aggiorna al 2014 la precedente ricerca riguardante il profilo di salute nella Campania, dopo avere preso in esame la situazione epidemiologica nei 55 comuni delle province di Napoli e Caserta definiti, appunto, dalla legge del giugno 2014 come 'Terra dei Fuochi'. 


Punto di partenza: «Il quadro epidemiologico della popolazione residente studiata» risulta caratterizzato «da una serie di eccessi della mortalità e dell’ospedalizzazione per diverse patologie a eziologia multifattoriale». Malattie che, appunto, «ammettono, fra i loro fattori di rischio accertati o sospetti, l’esposizione a un insieme di inquinanti ambientali che possono essere emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e/o di combustione incontrollata di rifiuti sia pericolosi, sia solidi urbani».


Fra l’altro, la situazione ambientale da queste parti «è peculiare e complessa, data la presenza di diversi sorgenti di contaminazione ambientale, e la mancanza di una specifica caratterizzazione sistematica delle diverse matrici», spiegano i ricercatori. Non solo, ma «in relazione alla contaminazione del territorio dovuta allo smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi e alla combustione incontrollata di rifiuti sia pericolosi sia solidi urbani », identificare i Comuni interessati da queste pratiche «è difficoltoso », perciò nell’indagine «sono stati considerati solo quei 55 comuni».


Dunque non è detto che gli altri, specie limitrofi, siano al sicuro e al riparo. Come prevedibile – e da tempo registrato – le preoccupazioni più grandi riguardano i più piccoli. A proposito della salute infantile – si legge – «è emerso un quadro di criticità meritevole di attenzione». In particolare «si sono rilevati eccessi nel numero di bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori, e, in entrambe le province, eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni». 


Ecco perché l’Istituto superiore di Sanità sottolinea come «i bambini e gli adolescenti debbano essere oggetto di tutela rispetto ai rischi ambientali per la salute, accertati o sospettati, sulla base di un approccio precauzionale». Al tempo stesso, ancora, viene «segnalata l’opportunità di individuare percorsi di rapido accesso ai servizi sanitari e prevedere l’ottimizzazione delle procedure diagnostiche e terapeutiche per l’infanzia ». E ce ne fosse infine stato bisogno, i risultati contenuti nel volume «concorrono a motivare l’implementazione di piani di risanamento ambientale, peraltro espressamente previsti dalla legge del giugno 2014».
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