mercoledì 2 dicembre 2015
Conseguenze anche patologiche quando un minore finisce coinvolto nell’addio conflittuale dei genitori
La vittima | La psicologa
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Separazioni sempre più conflittuali. Bambini sempre più vittime dell’egoismo e della rabbia di genitori incapaci di valutare le conseguenze dei loro gesti. Accuse e contro- accuse segnate spesso da un concetto tanto aspro quanto dibattuto, quello di alienazione genitoriale. Madri e padri cioè che manipolano i propri figli per usarli come strumenti offensivi contro il coniuge separato. Succede molto più spesso di quanto ci si immagini. Ma è un problema reale? Qualcuno vorrebbe liquidare la questione quasi come una scelta ideologica da parte dei soliti maschi prevaricatori, un’esagerazione che rischia di danneggiare le stesse donne. Coloro che, vittime di un compagno violento o presunto tale, finiscono poi per essere ingiustamente accusate con questa 'inesistente' arma giuridico-scientifica. Ma è davvero 'inesistente'? Per tantissimi esperti è vero il contrario. Siamo di fronte – si spiega – a un autentico disturbo mentale. A una vessazione patologica che, nei casi di separazione, sfocia nell’abuso psicologico della volontà dei figli minori. Al di là delle diverse opinioni e del lessico che divide, l’alienazione genitoriale nei confronti dei bambini è una prassi deviante in costante aumento tra i genitori separati che si lasciano in modo conflittuale. Per questo c’è chi, come l’avvocato Giulia Bongiorno, con la sua associazione 'Doppia difesa', ha sentito il bisogno di presentare una proposta di legge in tema «di abuso delle relazioni familiari o di affido» che va a punire proprio quei genitori – in 8 casi su 10 si tratta di madri – che usano i figli minori come strumenti di attacco nei confronti del coniuge separato. Difficile valutare numericamente questi casi. Se è vero che le separazioni giudiziali sono meno del 20 per cento del totale – per i divorzi si arriva al 23 per cento – gli avvocati matrimonialisti fanno notare come le situazioni ad alto rischio siano sempre più numerose. Probabilmente il 10 per cento delle circa 17mila separazione giudiziali che si registrano ogni anno nel nostro Paese. Numeri che in ogni caso sono imponenti. In Italia ci sarebbero cioè quasi duemila famiglie in cui, ogni anno, un genitore separato tenta di manipolare la volontà di un figlio per accusare il coniuge. A farne le spese, evidentemente, sono sempre i bambini, non solo contesi, ma troppo spesso usati, manipo-lati, sottoposti a veri e propri lavaggi del cervello con un unico obiettivo: trasformare una storia fallita in un’occasione di vendetta che lascia spazio ai sentimenti e alle azioni peggiori. Vittorio Vezzetti, pediatra, presidente dell’Associazione 'Figli per sempre' che da anni si occupa del tema, invita a distinguere tra il nome scientifico del problema e i suoi effetti: «L’Apa, American psychiatric association, su pressione di importanti lobby vetero-femministe negli Usa, ha deciso di non elencare testualmente il concetto controverso di alienazione genitoriale nell’ultima edizione del catalogo dei disturbi mentali. Evidentemente questo non significa che l’alienazione, il condizionamento parossistico del minore da parte di genitori patologici, non esista: non esisterebbero neppure il mobbing o lo stalking su cui tanti Stati hanno elaborato dettagliate leggi». Difficile comprendere quale differenza esista concretamente tra il definire un problema – comunque preoccupante – sindrome o 'solo' disturbo relazionale. «Si tratta di un distinguo più politico che scientifico – prosegue Vezzetti – basti pensare che per evitare la parola alienazione, si ricorre a perifrasi come 'ostilità o biasimo dell’altro', oppure 'sentimenti ingiustificati di estraneamento'». Eppure le ricerche parlano chiaro. E non solo nei Paesi anglosassoni, dove il problema è da tempo dibattuto. In un recente studio pubblicato sulla Rivista della società italiana di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, è stato messo in evidenza come il 92% delle denunce di violenza (nella stragrande maggioranza dei casi mosse dalle madri contro i padri separati) è risultata infondata, mentre analoga ricerca svolta in Olanda ha raggiunto il valore del 95%. «Peraltro occorre rilevare – prosegue l’esperto – che nei Paesi anglosassoni, dove notoriamente una denuncia falsa può avere, a differenza che in Italia, grosse ripercussioni sia in sede di affidamento della prole che in ambito risarcitorio, la percentuale di false denunce risulta mediamente molto più bassa che da noi, a dimostrazione che leggi e costumi giudiziari possono influenzare notevolmente i comportamenti delle persone».
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