giovedì 5 marzo 2015
Povertà, lavoro e scorie nucleari al centro della lettera pastorale. La Chiesa sarda preoccupata anche per lo spopolamento delle zone interne e per il piano nazionale sui depositi radioattivi.
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Un forte allarme. È quello lanciato dai vescovi sardi sui problemi socio - economici che da tempo affliggono l’Isola. Prioritario per i pastori appare il problema del lavoro e della disoccupazione, poi quello dell’inquinamento da scorie nucleari. «Temi, insieme a quello della crescente povertà – dice il vescovo di Tempio - Ampurias e segretario della Conferenza episcopale sarda Sebastiano Sanguinetti – già richiamati nella lettera pastorale pubblicata lo scorso anno, raccogliendo le sollecitazioni di Papa Francesco espresse nel corso della visita pastorale a Cagliari. I dati sono impietosi e come vescovi, attraverso le nostre parrocchie, raccogliamo le istanze di tanta gente in estrema difficoltà, persone e famiglie provate, e per questo vogliano tenere alto il livello dell’attenzione». Ai due fenomeni si affianca quello legato allo spopolamento delle zone interne e dei piccoli centri, con il contemporaneo arretramento dei tradizionali presidi dello Stato. «In una regione come la nostra – sottolinea ancora il vescovo di Tempio – Ampurias - dove orografia e via di comunicazione sono fortemente penalizzanti e l’economia è in sofferenza, la chiusura di scuole e di caserme appare incomprensibile alla pubblica opinione, considerando che non si intravvedono alternative da mettere in atto per bloccare la diminuzione degli abitanti. La razionalizzazione dei servizi sarebbe comprensibile qualora ci fossero le condizioni di mobilità non penalizzanti per le popolazioni: situazioni che incidono negativamente sulla libertà di movimento e dal punto di vista psicologico perché nella gente è alta la preoccupazione per il futuro». I dati forniti nei giorni scorsi dall’Istat indicano come la disoccupazione in Sardegna sia stabile, con il tasso rimasto sostanzialmente invariato: 18,1% nel quarto trimestre 2014 contro il 18,2% dello stesso periodo dell’anno scorso. Quasi un sardo su cinque. In questo quadro altre criticità segnalate da vescovi sardi riguardano il sistema sanitario. «Accanto alla qualità del servizio nei confronti di tutti e ad un’equa distribuzione delle prestazioni essenziali nei territori, data l’endemica inadeguatezza delle vie di comunicazione interna, – scrivono i presuli – occorre grande decisione nell’eliminare gli sprechi e le spese inutili, soprattutto al fine di evitare il più possibile le scomode e dispendiose trasferte nei centri specializzati della Penisola». Una preoccupazione viene poi espressa anche riguardo il piano nazionale sul deposito di scorie radioattive. «Oltre che una servitù insopportabile sotto il profilo ambientale per la fragilità del sistema geologico e morfologico dell’Isola – scrivono ancora i vescovi – sarebbe un colpo mortale alla sua naturale e indispensabile economia agro-pastorale e turistica. La Regione ha già dato tanto in termini di servitù militari, senza averne avuto in cambio concreti ed efficaci riscontri». Il documento della Conferenza episcopale sarda giunge dopo un confronto tra i vescovi isolani e le istituzioni. «Il comunicato - dice l’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio, presidente della Conferenza Episcopale sarda – mette in luce diverse preoccupazioni che interessano l’Isola. La prima è quella relativa al calo demografico e allo spopolamento delle zone interne e dei piccoli centri, dovuti anche alla mancanza di lavoro, la seconda è quella relativa alla condizione dei giovani senza lavoro né futuro. Da qui la necessità di interventi a favore delle famiglie con figli, per i quali si deve investire in formazione». Dare priorità a queste istanze è la strada per far uscire la Sardegna dalle difficoltà nelle quali si dibatte.
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