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Intervista
Nencini: «Sì all'Autorità sul modello francese»
 
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Nell’elenco delle grandi opere incompiute si trova un po’ di tutto: la strada interrotta, la scuola rimasta a metà, il cimitero non finito. «Il problema è che, prima del 2012, non era mai stato fatto un censimento, lo stato dell’arte» spiega il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Riccardo Nencini.


Adesso a che punto siamo?
Le Regioni stanno inviando mano a mano le loro segnalazioni e il prossimo 30 giugno arriverà un nuovo aggiornamento. Le nostre priorità sono chiare: stabilire cosa fare delle infrastrutture in questione, trovare eventuali meccanismi di defiscalizzazione per coinvolgere i privati, reperire i fon- di per i progetti che hanno ancora un senso strategico.


Quanto occorrerà, in termini finanziari?
La prima stima fatta parlava di 1,5-2 miliardi, ma ora questi dati andranno aggiornati. Le cause dell’impasse sono le più diverse, dalla mancanza di risorse alla carenza progettuale, fino al fallimento dell’impresa che coordina i lavori e allo stop legato a mutate maggioranze politiche. Last but not least, diverse opere si fermano per ragioni giudiziarie.


Quali novità arriveranno dal nuovo codice degli appalti?
Su tutte, direi innanzitutto la creazione dell’Autorità per il pubblico dibattito per quei progetti destinati ad avere un impatto sul territorio e sulla vita delle comunità locali. Il modello francese sarebbe servito da tempo nel nostro Paese, basti pensare al confronto apertosi sulla Torino-Lione.


Il presidente del Consiglio ha annunciato l’inaugurazione dell’ultimo tratto della Salerno-Reggio Calabria il prossimo 22 dicembre...
Manterremo l’impegno di completare tutto, così come è già successo a fine 2015 con la Variante di Valico. Quando si fanno degli annunci, è necessario rispettare ciò che si dice.


Non crede che i fondi destinati allo sviluppo infrastrutturale del Mezzogiorno siano troppo pochi?
Circa il 40% delle risorse andrà al Sud, con un’attenzione particolare alle ferrovie regionali. Scommettere sui treni nel tratto Palermo-Messina-Catania è uno dei progetti che considero strategico, al pari della Napoli-Bari e del collegamento dell’ultimo miglio per porti e aeroporti. Per il resto, sull’Alta velocità siamo nella parte alta delle classifiche europee, il buco vero rimangono le Regioni.
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