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Cronaca
La sigla dell'accordo
Profughi, raggiunto accordo Ue-Turchia 
Ilaria Solaini
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Credit Pablo Tosco/Oxfam

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I leader dei 28 paesi dell’Unione europea hanno trovato un accordo con la Turchia per la gestione dell’arrivo dei migranti sulle coste greche e per il respingimento di quelli che si trovano al momento sulla rotta balcanica.

L’accordo prevede che i profughi sulla rotta balcanica, tra cui anche i siriani in fuga da cinque anni di guerra, siano rimandati indietro in Turchia.

Per ogni profugo che sarà riammesso in Turchia dalla Grecia a partire dal 4 aprile (come precisato dalla cancelliera Angela Merkel e non dal 20 marzo come inizialmente era stato riportato), l’Unione europea s’impegna a riammetterne uno sul suo territorio attraverso un visto umanitario.
Si parla di 72mila persone da trasferire nella Ue dalla Turchia.

Nel documento si legge: «È esclusa ogni forma di espulsione collettiva» e saranno «rispettati gli standard internazionali» e «il principio di non respingimento». Ogni richiesta di asilo sarà trattata individualmente ed in cooperazione con l'Acnur. Si tratta di una misura «temporanea e straordinaria per porre fine alla sofferenza umana e ripristinare l'ordine pubblico».

Uno degli obiettivi principali del piano è dissuadere i migranti dall’attraversare il Mar Egeo e combattere il business messo in piedi dai trafficanti che si arricchiscono offrendo soluzioni illegali di trasferimento.
Alla Turchia vanno i fondi Ue per la gestione dei profughi e rifugiati: sono 3 miliardi di euro. A cui si aggiungono altri 3 miliardi dal 2018.


 
I limiti dell'accordo tra la Turchia e l'Ue
L'intesa e in particolare i «respingimenti collettivi» già criticati nei giorni scorsi dell'Alto Commissariato per i rifugiati, secondo diversi analisti, non sono regola con le normative europee, con il diritto internazionale e con la Convenzione di Ginevra; Uno dei principali problemi dal punto di vista legale è che la Turchia non ha ratificato la convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951. Per la Grecia, che invece ha ratificato la convenzione, respingere i profughi in un paese che non rispetta la convenzione significa infrangere a sua volta il diritto internazionale.

L'ostacolo diplomatico di Cipro
Uno degli ostacoli all'accordo perfezionato rimane quello di Cipro, che ha già puntato i piedi per via degli storici pessimi rapporti tra Nicosia e Ankara. Cipro aveva anche annuciato di voler usare il suo veto per bloccare l'accordo tra la Turchia e l'Unione europea per arginare la crisi dei migranti, se Ankara non aprirà i suoi porti e gli aeroporti per l'isola di Cipro.


A Skopje Parolin: umiliante che Europa chiuda porte ai profughi
Nell'ambito della visita in Macedonia, a Skopje, in un'intervista alla Radio Vaticana il segretario di Stato Vaticano, il cardinale Pietro Parolin ha rilevato: "di fronte al “grave dramma” di tanti emigranti, “dovremmo sentire umiliante dover chiudere le porte, quasi che il diritto umanitario, conquista faticosa della nostra Europa, non trovi più posto”.

Le reazioni all'«accordo della vergogna»
Già nei giorni scorsi le organizzazioni umanitarie avevano definito i negoziati tra Unione europea e Turchia “una violazione senza precedenti del diritto europeo alla protezione internazionale e della Convenzione di Ginevra sulla protezione dei rifugiati”.
Al momento della sigla ufficiale dell'intesa tante sono state le reazioni che si sono susseguite, in particolare il presidente di Medici Senza Frontiere ha criticato «il cinismo di questo accordo» e la distanza dei leader europei con la realtà: «per ogni siriano che dopo aver rischiato la vita in mare sarà respinto in Grecia, un altro siriano avrà la possibilità di raggiungere l'Europa dalla Turchia - ha sottolineato Loris Filippi -. L’applicazione di questo principio di porte girevoli riduce le persone a semplici numeri, negando loro un trattamento umano e il diritto di cercare protezione in Europa».

«L’accordo tra Ue e Turchia sulla crisi migratoria viola il diritto internazionale e quello dell’Unione, scambiando vite umane con concessioni politiche - ha sottolineato Elisa Bacciotti, direttrice campagne di Oxfam Italia - Dopo il blocco della rotta balcanica, questo nuovo accordo con la Turchia è un ulteriore passo verso l’abisso della disumanità, peraltro mascherato, con raggelante ipocrisia, da strumento per smantellare il business dei trafficanti. Il costo del controllo dei confini europei non può continuare a essere pagato con vite umane».

Altre reazioni sono arrivate dall'associazionismo cattolico, in particolare il presidente delle Acli, Gianni Bottalico ha parlato di come l'accordo «rischia di porsi ai limiti del diritto internazionale, suona come un deterrente verso quanti hanno bisogno della solidarietà europea, pretende di operare una discutibile distinzione tra rifugiati e migranti economici, presuppone l'esistenza di condizioni per la sua attuazione lontano dall'essere realizzate sia in Grecia che in Turchia e non affronta l'altro nodo cruciale del ricollocamento dei profughi fra i Paesi membri della Ue".
 

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