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Grecia-Macedonia
Polveriera Balcani, cariche sui migranti
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Adulti che brandiscono neonati, implorando un lasciapassare. Madri che piangono, pregando che i manganelli restino abbassati. Ma in Macedonia va in scena il peggiore degli scontri: quelli di uomini armati a cui viene dato l’ordine di usare la forza per respingere migranti cui non resta che difendersi a sassate.

Circa 300 profughi siriani e iracheni, la metà donne e bambini, hanno sfondato parte delle barriere di protezione innalzate dalla Macedonia al confine con la Grecia e hanno attraversato la frontiera. La polizia macedone ha lanciato, dopo le prime cariche e il fitto lancio di gas lacrimogeni ha poi ha lasciato passare i profughi, ma una trentina sono rimasti feriti. In mattinata la polizia greca aveva segnalato che più di 7mila rifugiati, la metà dei quali donne e bambini, erano ammassati al confine, a Idomeni. In mattinata la polizia greca aveva segnalato che più di 7mila rifugiati, la metà dei quali donne e bambini, erano ammassati al confine, a Idomeni. Un numero quattro volte superiore alle capacità dei campi allestiti per la prima accoglienza. La protesta è avvenuta qualche ora dopo che Skoje aveva concesso ad appena 300 siriani ed iracheni di passare.
 
«Continuare a erigere muri più alti per impedire la fuga a quei disperati è un atto di crudeltà, e un’illusione», ha sottolineato l’alto commissario Onu per i Diritti Umani, il principe Zeid bin Raad Zeid al-Hussein, da Ginevra. Contemporaneamente a Calais è iniziato lo sgombero del settore meridionale della Giungla, la tendopoli più grande di Francia, mentre il Belgio ha rimandato in Francia 619 migranti, nell’intento annunciato una settimana fa di evitare che il porto di Zeebrugge diventasse un punto di passaggio verso la Gran Bretagna, per chi è stato costretto a lasciare la vasta baraccopoli di Calais.
 
Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk sarà giovedì ad Ankara per un incontro con il premier turco Ahmet Davutoglu, a pochi giorni dal summit straordinario Ue-Turchia sulla crisi dei migranti, previsto lunedì prossimo. Giovedì era già prevista una visita di Tusk ad Atene, dove è fissato un incontro con il premier greco Alexis Tsipras. 

La situazione è a un passo dall’essere fuori controllo. A conferma della tensione crescente, arrivano le parole del presidente Macedone, secondo il quale «in tempi di crisi, ciascun Paese deve trovare le sue soluzioni». Skopje non è un Paese Ue, e in mancanza di una politica comune che possa coinvolgere anche i non membri, ognuno si muove secondo propri interessi. Il ministro della Difesa bulgaro, Nikolay Nenchev, ha annunciato che il suo Paese è pronto a dispiegare circa 500 soldati ai confini per contribuire a fermare il flusso di rifugiati. Altrettanti ne vuole inviare l’Ungheria ai confini con la Romania. «I soldati possono essere schierati ai confini in qualsiasi momento quando il ministero dell’Interno ce lo chiede, siamo in comunicazione costante», ha spiegato Nenchev in conferenza stampa. E il premier ceco Bohuslav Sobotka intende riaprire al prossimo summit dell’Ue il piano alternativo della protezione dell’Europa contro i migranti alla frontiera tra la Grecia e la Macedonia e tra la Grecia e la Bulgaria. Praga cosí rimette in gioco il cosiddetto 'piano B', su cui hanno convenuto i paesi V4 (Repubblica ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria). «Non c’è da meravigliarsi che l’ovest dei Balcani proceda al regolamento della migrazione, se la Turchia e la Grecia non ne sono capaci», ha osservato Sobotka.

Intanto nella tarda serata di ieri centinaia di altri migranti hanno raggiunto la frontiera macedone, dove anche oggi si rischiano momenti di forte e violenta tensione.
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