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Parolin: 48 milioni di bambini in fuga
ELENA MOLINARI
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Presentare rifugiati e migranti in un’ottica positiva e promuovere la solidarietà - sottolineando ciò che i movimenti migratori possono offrire ai Paesi di destinazione - per combattere la xenofobia. O, per dirla con le parole di Barack Obama: «Aprire i nostri cuori e fare di più per i profughi, nella convinzione che il nostro mondo sarà più sicuro se aiutiamo chi ne ha bisogno e le nazioni che portano il peso maggiore nel ricollocare i rifugiati».

L’evento sui profughi e i migranti, organizzato ieri dall’Italia a margine dei lavori della 71esima Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha declinato in chiave regionale i principi approvati dai 193 Paesi membri dell’Onu lunedì. E ha sottoscritto gli impegni presi dal più ristretto vertice sui profughi indetto dagli Stati Uniti il giorno successivo. In particolare, l’Italia ha sottolineato l’importanza dei corridoi umanitari legali come risposta sia a chi è costretto a fuggire dalla sua terra d’origine sia a chi deve gestirne l’arrivo e l’integrazione. «I corridoi umanitari sono la strada maestra del futuro», ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, negando che esista una contraddizione fra «lo sforzo per salvare in mare con il buon esempio di corridoi umanitari legali che Obama ha proposto».

Gentiloni ha sottolineato che dai colloqui di questi giorni al Palazzo di vetro è emersa la consapevolezza della necessità di «uno sforzo comune di accoglienza per non lasciare soli Paesi come Italia e Grecia». Anche se finora, come aveva detto nel suo intervento il premier Matteo Renzi, concretamente «l’Unione europea non è riuscita a dare una risposta all’emergenza migranti» che fornisca un reale sostegno ai Paesi in prima fila. 

 Nel suo intervento al summit organizzato dagli Stati Uniti, il cardinale Pietro Parolin segretario di Stato vaticano, aveva invece evidenziato i bisogni dei «48 milioni di bambini costretti a lasciare le loro case, e delle migliaia di minori non accompagnati che divengono preda di abusanti e sfruttatori». Da qui l’appello 'urgente' della Santa Sede a favore di «sforzi politici e multilaterali per sradicare le cause profonde dei vasti movimenti e dello spostamento forzato delle popolazioni: conflitti e violenza, innumerevoli violazioni dei diritti umani, degrado ambientale, estrema povertà, commercio e traffico di armi, corruzione ed oscuri piani commerciali e finanziari ».

All’incontro sponsorizzato dagli Usa, i Paesi organizzatori (Usa, Canada, Etiopia, Germania, Giordania, Messico, Svezia) avevano promesso un aumento di tre miliardi di dollari nei finanziamenti umanitari globali per il prossimo anno, oltre a impegni per mantenere i fondi negli anni successivi.

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