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Muro al Brennero, manifestazione per dire no
Diego Andreatta
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«Stiamo in allerta, non sappiamo cosa accadrà qui al Passo fra qualche settimana… ». Dal Brennero, l’ex valico fra Italia e Austria dove Vienna è decisa a ricollocare delle barriere per frenare i profughi, gli operatori dell’associazione 'Volontarius' sono pronti a tutto: «Vedremo, se lasceranno passare 90 persone al giorno – osserva Walter Petrone, che coordina la prima accoglienza d’intesa con la Provincia autonoma – il contraccolpo non sarà eccessivo; se dovessero respingerne i due terzi la situazione si farà molto impegnativa».

Il sistema regionale, già collaudato durante la temporanea sospensione degli accordi di Schengen con l’apertura di strutture a Bolzano e Bressanone, è di nuovo allarmato: il blocco previsto dal governo austriaco al raggiungimento del tetto di 37.500 profughi tiene allertata anche la Protezione civile trentina. «Ci vuole un sussulto immediato perché chiudere le frontiere rappresenta un riavvolgimento del nastro della storia», denuncia il presidente del Consiglio provinciale di Trento Bruno Dorigatti.

«Qui è in gioco anche il progetto di una sperimentazione di Europa che è nato dal basso, quello dell’Euregio, e che un confine al Brennero rischia di mettere in discussione», ha sottolineato ieri a Bruxelles parlando con gli europarlamentari Ugo Rossi, il governatore trentino che la prossima settimana ha chiesto appuntamento a Roma col ministro degli Interni Angelino Alfano. Proprio al Passo del Brennero domani mattina è annunciata la prima azione di pressione sul governo austriaco con una pacifica catena umana indetta da forze politiche e sindacali del Trentino Alto Adige.

A favore del governo austriaco ha tenuto invece ieri un presidio al Brennero la Lega Nord «per difendere una scelta sacrosanta di un Paese che in primo luogo pensa al bene del suo popolo. La nostra regione ora rischia di diventare la Lampedusa del Nord Italia», secondo i leghisti trentini e altoatesini che ritengono «scellerate le politiche europee in questo campo». Si moltiplicano le note di preoccupazione per le ripercussioni sul traffico al Brennero da parte di industriali e artigiani. Gli operatori turistici temono per gli arrivi sul Lago di Garda. «Solo ipotizzare di mettere nuove barriere è una posizione antistorica, irrazionale ed egoista – ha dichiarato il segretario della Cgil trentina, Franco Ianeselli, mentre il leader Cisl Lorenzo Pomini ha detto che «nuovi muri generano tensioni sociali, riproducono le condizioni che hanno consentito la nascita delle dittature».
 
Al Brennero sabato anche le Acli trentine perché «non è attraverso soluzioni di questo tipo che si forniscono risposte a problemi di natura globale ed epocale – dice il presidente Fausto Gardumi d’intesa col presidente nazionale Gianni Bottalico – come l’immigrazione e la fuga dai paesi in guerra di migliaia di innocenti. La chiusura, osservano le Acli, serve solo a spostare da un’altra parte un problema che deve invece coinvolgerci tutti». In attesa di comprendere nel dettaglio la portata dei provvedimenti austriaci anche le Caritas di Trento e di Bolzano-Bressanone, il cui direttore Paolo Valente rimanda però alla fresca lettera quaresimale del vescovo Ivo Muser dal titolo 'Aprire le porte'. «Se migliaia di persone lasciano la loro casa e la loro famiglia – scrive Muser–, attraversano il deserto e il mare, intraprendono viaggi dall’esito a volte mortale per chiedere asilo in Europa, è principalmente perché i beni essenziali, a livello globale, sono mal distribuiti. I poveri bussano alla porta dei ricchi. Ciò che possiamo fare da subito, è aprire le nostre porte all’accoglienza».
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