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Cronaca
Cambio di rotta
L'Italia cede all'Ue: migranti schedati
Ilaria Sesana e Vincenzo R. Spagnolo
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«Lo straniero deve essere sempre sottoposto a rilievi foto dattiloscopici e segnaletici... ». Il giro di vite, alla fine, è arrivato, attraverso una circolare del Viminale diramata nelle scorse ore a tutti i prefetti e questori. A tutti i migranti e i profughi soccorsi d’ora in poi con l’operazione Mare nostrum (quelli giunti finora sono stati oltre 130mila) saranno prese le impronte digitali e scattate le foto di rito. Il documento, emanato dal Dipartimento di pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno e che  Avvenire  ha potuto visionare, parte dall’esigenza (di natura politico-diplomatica) di chiudere le schermaglie sulle regole legate al trattato di Dublino: «Alcuni Stati membri lamentano, con crescente insistenza – si legge – il mancato fotosegnalamento di numerosi migranti che, dopo esser giunti in Italia, proseguono il viaggio verso i Paesi del Nord Europa». Ciò, prosegue la circolare, «determina la necessità d’affrontare la situazione emergenziale con rinnovata cura nelle attività d’identificazione e fotosegnalamento dei migranti».

Tradotto: non ci saranno più situazioni affrontate con minor determinazione, nemmeno per siriani ed eritrei che, fino a qualche tempo fa, scivolavano fra le maglie delle procedure per raggiungere Milano e da lì altri Paesi del Nord Europa, dove le reti familiari o un welfare più solido garantiscono sulla carta un miglior inserimento.

Un cambio di rotta deciso dal governo, sollecitato dai vari richiami da parte dell’Europa – in modo particolare dalla Germania – che hanno alla fine convinto il ministero dell’Interno a fare chiarezza, emanando la circolare: «Nei mesi scorsi», c’è scritto, «si è avuto modo di constatare l’oggettiva difficoltà di procedere al fotosegnalamento dei migranti» nei luoghi di sbarco, per via del «rilevante numero di gruppi soccorsi» dalle navi. I «tentativi esperiti in tali condizioni» hanno «determinato rilevanti problemi connessi alla sicurezza».

Così, per «superare le difficoltà operative riscontrate», l’ordine è tassativo: «Prescindendo dalla puntuale identificazione sulla base dell’esibizione del documento di viaggio, se posseduto » o anche «dall’inesistenza di motivi di dubbio sulla dichiarata identità », la circolare dispone che «lo straniero deve essere sempre sottoposto a rilievi foto dattiloscopici e segnaletici ». Ciò tanto più se sussista il sospetto che abbia presentato domanda di asilo in qualche altro Paese Ue, o se sia stato «fermato» durante l’attraversamento irregolare delle frontiere. Ancora, la circolare dispone misure per i servizi di ordine pubblico nelle province di destinazione dei migranti. E per spegnere le polemiche sul rischio di epidemie, dispone il rilascio, dopo una prima visita-filtro, di «una certificazione medica cumulativa che l’assenza di malattie infettive e contagiose in atto nel gruppo dei migranti ». In occasione di ogni sbarco, il ministero della Salute emetterà «un bollettino» per gli enti competenti. Tutte procedure volte a contenere potenziali rischi sanitari anche per il personale di pubblica sicurezza.

La decisione sul fotosegnalamento era stata confermata il 24 settembre dal Viminale alle associazioni che operano nell’accoglienza, che ora sono preoccupate: «Le impronte saranno prese a tutti. Ciò vuol dire – spiega Filippo Miraglia, vicepresidente Arci – che avremo più persone da accogliere nei prossimi mesi. Questo aggraverà una situazione già al collasso» «Ci siamo battuti per ottenere un corridoio umanitario che facilitasse il passaggio dei profughi e invece ci ritroviamo un cambiamento nemmeno annunciato delle procedure di accoglienza– osserva don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità –. La situazione è grave e preoccupante e cambierà parecchio il nostro lavoro».
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