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Materne paritarie, battaglia in Sicilia
ALESSANDRA TURRISI
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Dal Parlamento regionale siciliano hanno incassato un sonoro schiaffone, così hanno deciso di scendere in piazza per informare la cittadinanza dei danni inflitti alle scuole materne paritarie. Da oggi a domenica, a Palermo, i rappresentanti della Federazione italiana scuole materne promuoveranno una petizione popolare per chiedere il ripristino del buono-scuola e del sussidio regionale alle sezioni dell’infanzia che accolgono gratuitamente bambini di condizioni economiche disagiate. 


La battaglia è seria e si scontra con il taglio drastico che il governo Crocetta e l’Assemblea regionale hanno imposto a molti capitoli della Finanziaria appena approvata. «Ancora una volta l’Ars, al di là delle promesse e delle mistificazioni, ha mostrato quanto poco interesse abbia per il sistema integrato siciliano dell’istruzione ed in modo particolare per le scuole dell’infanzia e primarie – commenta Nicola Iemmola, presidente della Fism siciliana, la federazione che raggruppa le scuole non sta- tali del settore –. I tagli si sono abbattuti non solo sul buono-scuola, di fatto cancellato dall’elenco dei contributi alle famiglie, ma anche sulle materne paritarie. Chiameremo a raccolta gestori e famiglie perché facciano sentire la loro voce, prima che sia troppo tardi, prima che chiudano altri istituti».


I numeri venuti fuori dal direttivo straordinario convocato dopo la cancellazione dei contributi alle scuole materne paritarie nell’ultima Finanziaria danno un’idea della gravità della situazione. In Sicilia sono 450 le scuole dell’infanzia federate alla Fism frequentate da 25 mila bambini, dove trovano occupazione tra personale docente e non docente circa 3.000 persone. Fino al 2013-14 il capitolo per l’infanzia aveva un budget di 3 milioni di euro, ridotti drasticamente a 300 mila euro del 2015. Poi con l’ultima Finanziaria nel capitolo risultano zero centesimi, mentre per le primarie si sono trovati 3 milioni e 140 mila euro.


Alle materne arrivano i fondi statali, «ma in tutto il resto d’Italia le Regioni hanno la legge sul diritto allo studio, le scuole hanno convenzioni con i Comuni, esiste il buono-scuola. In Sicilia era l’unico modo per ottenere 2.000 euro a sezione e garantire alla famiglie disagiate, con Isee che documenta questa condizione, l’accoglienza gratuita» aggiunge Iemmola, che cita un recente studio Ocse per il quale questa presenza scolastica fa risparmiare allo Stato 6,5 miliardi di euro annui. In alcuni casi si tratta dell’unica possibilità di garantire il diritto all’istruzione nei paesi piccoli e nei quartieri problematici per inadeguatezze strutturali e per mancanza di risorse economiche delle strutture statali, regionali e comunali. 


Una battaglia che ha il sostegno di monsignor Michele Pennisi, vescovo delegato della Conferenza episcopale siciliana per la scuola: «Noi vescovi facciamo nostra la domanda di giustizia che sale da molti genitori per i quali il progetto di un’educazione scolastica libera e coerente con i valori vissuti e testimoniati in famiglia rimane un’aspirazione irrealizzabile». L’ultima possibilità resta appesa alla cosiddetta legge-stralcio, in cui sono confluite molte norme cassate della Finanziaria e che sarà discussa la prossima settimana all’Ars: alcuni parlamentari hanno assicurato che sarà presentato un emendamento. «Mi trovo in piena sintonia con la Fism – dichiara l’assessore regionale all’Istruzione Bruno Marziano – perché avevo proposto un incremento nel capitolo di bilancio, ma non è andato a buon fine.


Darò parere favorevole, da qualsiasi parte arrivi l’emendamento. È una voce che non possiamo tenere a cifra zero. Parlamento e governo vogliono recuperare. Sul buono- scuola sto pensando a un bando a valere sul Fondo sociale europeo». Anche il presidente della commissione Bilancio Vincenzo Vinciullo (Ncd) difende le materne: «Le famiglie hanno diritto di scegliere liberamente il tipo di istruzione. Il capitolo va rifinanziato».
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