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Cronaca
La scrittrice
«La grande ipocrisia dell’utero in affitto»
Lucia Bella spiga
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Resta convinta delle sue antiche battaglie a favore dell’aborto anche se oggi «combatterei semmai perché le donne possano diventare madri prima dei 40 anni». Difende la genitorialità nelle coppie gay, a suo modo di vedere potenzialmente capaci di crescere un figlio come una coppia eterosessuale. Ma sull’utero in affitto è tranciante: «È una forma spietata di sfruttamento». Ritanna Armeni, giornalista e scrittrice da sempre di sinistra, un tempo femminista («oggi mi definisco più volentieri donna libera»), non ha firmato appelli contro la 'maternità surrogata', un po’ perché «non me l’hanno chiesto», ride, e molto più perché qualcosa la distingue da buona parte delle sostenitrici...


Partiamo dai punti in comune.
In linea di massima sono d’accordo con ciò che parte del movimento delle donne oggi dice, cioè che l’affitto dell’utero è profondamente ingiusto, perché tu compri il corpo di una donna per diventare ge- nitore tu stesso. Mi colpisce l’assenza del limite: le coppie che ricorrono a questa pratica, in gran parte eterosessuali, vogliono avere tutto. Pretendono un figlio in un certo modo, di averlo senza perdere nove mesi di lavoro... naturalmente solo tra persone molto ricche. Sotto sotto c’è la stessa filosofia di vita per cui molte donne nella nostra società hanno adottato il cesareo: è più pratico. O per cui anche a 60 anni si pretende di diventare madri... Sarebbe bene generalmente che tutti avessimo forte in noi l’accettazione del limite, almeno quando le questioni sono così delicate. Poi dove metterlo, questo limite, non è facile stabilirlo.


Invece se ne parla come del dono che una donna fa a chi non può procreare.
La realtà dei fatti non è questa. Nessuna donna accetterebbe di fare un figlio per altri come donazione gratuita: per nove mesi se l’è cresciuto dentro, con lui ha instaurato la più stretta relazione che si possa avere con un altro essere umano. Usciamo da questa ipocrisia, è una vera compravendita di donne sfruttate da ricche coppie omosessuali o eterosessuali occidentali, disposte a pagare centomila dollari per comprare la loro maternità.


Chi parla di 'libertà di scelta', fa spesso un paragone con la prostituzione: libere di vendere il proprio corpo come di affittare l’utero.
A parte che anche nella prostituzione bisogna distinguere tra le donne che davvero scelgono e le vittime della tratta che non hanno alternativa, ma nella maternità surrogata sono tutte vittime di tratta. Per troppo tempo abbiamo adottato una mentalità per cui tutto è vendibile/comprabile e oggi ne raccogliamo i frutti. La maternità però non è semplicemente un utero che si noleggia, non compri un organo ma una relazione! Ci parlano tanto di quanto è importante fin dal primo momento il rapporto madre e figlio, poi quando fa comodo ignoriamo tutto?


Passiamo alle differenze che la distinguono dal fronte di molte femministe, oggi schierate contro tutto questo.
C’è una 'mistica della maternità' che spesso affiora dai loro discorsi e di cui diffido, perché introduce un discorso di potere. Il 'potere della procreazione è nostro e va difeso', dicono, accusando gli uomini di provare invidia per le donne. Può anche esserci questa componente, ma trovo riduttivo e pericoloso tale atteggiamento. Per me la maternità è un atto di amore, non un potere da esercitare. Rivendicare questo aspetto assoluto di padronanza della maternità, tra l’altro, fa sì che molte femministe si accontentino di questo, senza poi tendere a cambiare il mondo seriamente e conquistare una reale uguaglianza. Credo per qualcuna di loro ci sia anche la paura di adeguarsi a un discorso sociale: vogliono restare soprattutto femministe.


Non c’è forse l’esigenza di tenere qualche distanza da una battaglia che la Chiesa ha condotto da sempre?
Tempo fa con un gruppo di amiche femministe convenivamo sulla mancanza di coraggio delle italiane di fare una battaglia uscendo dagli schieramenti... Oggi sono felice di potermi ricredere. E fiera di poterti dire che io e te, che su tutto il resto siamo in disaccordo, su questa lotta siamo unite.

Come mai tanti 'progressisti' difendono ancora l’utero in affitto?Vige un pensiero unico, che per fortuna papa Francesco sta scalfendo, e cioè che il mercato può tutto e chi più possiede decide. C’è però anche un’ignoranza di fondo, oltre al fatto che in Italia il dibattito è inquinato da un falso ideologico, ovvero impropriamente inserito nella discussione sul cosiddetto 'matrimonio gay' e sulla stepchil adoption, l’adozione del figlio del partner da parte del compagno. È un’ipocrisia: non volendo affermare che etero e omosessuali possono ugualmente adottare con le stesse condizioni e prudenze, si è deciso di parlare della stepchild adoption lasciando inevasa la vera domanda: questo bambino chi l’ha fatto? Quanto ai progressisti, un anno fa alcuni colossi aziendali Usa hanno pagato alle dipendenti il congelamento degli ovuli, purché rimandassero la maternità dopo i 40 anni: invece di dare asili nido o part time, si interviene sul corpo delle donne. Ma molti amici 'progressisti' non ci trovavano nulla di male...
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