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Cronaca
Migranti sulla rotta balcanica
Balcani, profughi bloccati ai confini
Ilaria Solaini
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​Ungheria indice referendum sulle quote di profughi imposte dall'Ue

Profughi: oltre 110mila nel 2016 ma l'Europa è ancora divisa

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Sempre più persone, tra loro anche profughi di nazionalità afghana, si trovano bloccate in una sorta di terra di nessuno tra diversi confini, incapaci di procedere ma anche di tornare indietro. Il clima è di crescente tensione, a Gevgelija, al confine tra Grecia e Macedonia con la polizia schierata da entrambi i lati del confine e decisa a impedire il passaggio ai profughi.


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Per quali motivi migliaia di profughi sono bloccati a Idomeni al confine tra Grecia e Macedonia?

Le nuove procedure introdotte nella rotta balcanica stanno mettendo a repentaglio i diritti dei profughi e rischiano di innescare una crisi umanitaria nella regione. I responsabili delle polizie di Austria, Croazia, Macedonia, Slovenia e Serbia a Zagabria avevano definito un accordo lo scorso 18 febbraio che prevede di restringere il transito dei migranti. L'accordo prevede una forma unica di registrazione in Macedonia, e nella pratica l'ingresso viene ora consentito unicamente ai profughi di nazionalità siriana o irachena. Gli afghani come tutte le altre nazionalità vengono bloccate.

In mancanza di documenti di identità, viene fatto sul posto una sorta di esame linguistico da interpreti che lavorano per il ministero degli Interni e stabiliscono la provenienza delle persone sulla base del loro accento. Il documento approvato a Zagabria il 18 febbraio inoltre dice esplicitamente che motivi quali la “ricongiungimento familiare” o la “diserzione” di persone in età militare non vengono considerati come sufficienti per proseguire lungo la rotta balcanica. (Leggi al punto 7 del documento).
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Che cosa si è deciso a Vienna nel vertice sulle politiche migratorie?
L’afflusso di migranti sulla via balcanica deve essere affrontato con delle misure a livello nazionale, in assenza di una soluzione europea. È la posizione espressa dal ministro degli esteri austriaco in apertura dell’incontro che riunisce a Vienna le autorità di 10 paesi (Austria, Serbia, Macedonia, Slovenia, Albania, Bosnia, Bulgaria, Croazia, Montenegro e Kosovo).

La fiducia e l’impegno per una soluzione europea non mancano, è stato sottolineato, ma i tempi per una sua applicazione non sono chiari. Si rende così necessario un intervento coordinato degli Stati coinvolti sulla rotta balcanica. Il capo della diplomazia austriaca non ha risparmiato le critiche nei confronti della Grecia, esclusa dal vertice, che non avrebbe nessuna volontà di arginare il flusso di migranti.
Il ministro degli Interni austriaco Johanna Mikl-Leitner ha spiegato che che con questa nuova "alleanza" si vuole produrre un effetto domino in modo che sulla rotta balcanica possano passare sempre meno profughi: "Non si può andare avanti così - ha affermato Mikl-Leitner - i profughi vanno fermati".

Sulla falsariga del documento approvato il 18 febbraio a Zagabria si è deciso:

  1. di sostenersi l'un l'altro mediante l'invio di agenti di polizia nelle zone di confine particolarmente colpiti dai flussi migratori.
  2. unificare i criteri per la registrazione e l'espulsione dei rifugiati
La preoccupazione dell'Acnur sui diritti negati alle frontiere balcaniche
L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha espresso “preoccupazione” per il documento di Zagabria: il rappresentante dell'Acnur in Macedonia, Mohammad Arif, ha dichiarato ad Osservatorio Balcani che “la selezione non può avvenire sulla base della nazionalità, dell'etnia o del colore della pelle. La protezione internazionale deve avvenire sulla base della considerazione del caso concreto in esame.” Secondo Arifi, inoltre, “le conclusioni del vertice di Zagabria stanno creando confusione, perché ogni paese le interpreta a proprio modo”, e avranno come conseguenza quella di “aumentare i guadagni dei trafficanti di persone che già sono presenti sulla rotta balcanica”.
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