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Cronaca
Napoli
I 41 figli di Scampia mai entrati in classe
VALERIA CHIANESE
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All’appello in classe, in cinque istituti di primo grado di Scampia, periferia nord di Napoli, mancano 41 bambini e ragazzi. Scolasticamente dispersi e trovati dai carabinieri della stazione Quartiere 167 dopo le indagini avviate a settembre, a inizio anno scolastico, per verificare la frequenza dei bambini. Si tratta di ragazzi e bambini di età compresa tra i 7 e i 16 anni. I 67 genitori sono stati denunciati per inosservanza dell’obbligo dell’istruzione scolastica. Sebbene quasi tutti regolarmente iscritti, 23 minorenni non si sono mai presentati in aula; i restanti invece hanno riportato assenze per periodi di tempo lunghissimi, senza un valido motivo. Secondo quanto rilevato dai carabinieri, qualcuno ha frequentato per una, due settimane o un mese, ma poi da un giorno all’altro non è più entrato in classe.


Gli alunni interessati provengono dal quartiere e in pochissimi casi anche dai comuni limitrofi di Sant’Antimo e Melito. I casi più tristi riguardano alcune famiglie abitanti nelle 'Vele' e nel campo rom di Secondigliano, che sono arrivate a non mandare a scuola fino a 4 figli. Per don Francesco Minervino, parroco a Miano, quartiere continguo a Scampìa, e decano dell’area nord di Napoli, l’intervento dei carabinieri è positivo perché «immediato e perché lascia aperta la speranza che questi bambini e questi ragazzi possano recuperare l’assenza».


La scuola, insiste, «è fondamentale. I ragazzi lasciati a loro stessi sono facili prede della criminalità organizzata e della delinquenza comune». In tutta l’area di Secondigliano la dispersione e l’evasione scolastica hanno numeri altissimi, forse i peggiori d’Italia. La scuola cerca di sopperire alle molte deficienze sociali e alle assenze delle famiglie. In alcuni istituti capita che insegnanti e bidelle vadano di persona a prendere i bambini a casa. Spesso infatti si tratta di pigrizia, di disorganizzazione familiare. A Scampìa le scuole funzionano molto bene: ragazzi e genitori sono coinvolti in diverse attività per molte ore al giorno, anche al di fuori dell’orario scolastico. «Perché non vanno a scuola? Perché non sono attratti dalla scuola? – si chiese don Francesco Minervino –. Un numero non dice nulla. Si dovrebbero verificare i contesti familiari, comprendere le situazioni.


La parrocchia, la scuola, le associazioni, tutti dovremmo essere molto più attenti». Ricorda infine che nelle periferie il lavoro minorile è presente in forma massiccia. «Altrove i garzoni sono immigrati, qui sono bambini e ragazzi italiani, della zona». Allora, conclude, «non dobbiamo solo giudicare. Non giustifichiamo, ma cerchiamo di capire».
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