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Cronaca
Balcani orientali, la rotta alternativa
REPORTAGE / Mar Nero e i profughi «invisibili»  
NELLO SCAVO
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I profughi sono fantasmi. Spariscono nella stiva dei cargo. Riappaiono alla frontiere del Nord. Il Mar Nero è il bacino perfetto per i bastimenti carichi di merce indicibile: armi, scorie, esseri umani. Le potenze militari regionali che pattugliano l’area hanno altro a cui pensare, che non ai disgraziati delle navi a perdere.
Il grande gelo che ha trasformato il porto di Costanza in uno scalo antartico ha fermato per alcuni giorni le operazioni sulle banchine. «Ci vorrebbero i rompighiaccio», dice senza troppo scherzare un manovratore che sul rimorchiatore senza riscaldamento affronta il mare sottozero con una bottiglia di vodka accanto al timone, coprendo gli spifferi con poster osé. 

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(Nella mappa la rotta dei mercantili dalla costa turca al porto di Costanza in Romania) 

Da queste parti i controlli sono uno scherzo. Pochi giorni fa in Romania è stato scoperto, grazie ad attivisti locali e giornalisti stranieri, ma non per merito della polizia, un vivace traffico di rifiuti letali con tanto di rom costretti a 'bonificare' a mani nude le discariche di epoca sovietica mai del tutto dismesse. «Se passano i barili di fanghi nucleari, immaginatevi quali controlli ci siano sulle persone», osserva un militante ambientalista. Venerdì scorso un gruppo composto da 41 pachistani, 12 marocchini, 5 somali, un sudanese e un iraniano sono stati bloccati nella provincia di Timisoara. Pochi giorni prima un camion con una ventina di profughi diretti in Ungheria attraverso il confine Nord sono stati accidentalmente scoperti lungo l’autostrada che risale fino alla capitale ungherese. 
Bucarest non ha alcun interesse perché restino sul proprio territorio, perciò il governo magiaro minaccia la costruzione di un nuovo muro, mentre le sporadiche retate hanno il compito di calmare le acque. 

Un anno fa nei porti italiani arrivavano vecchi mercantili stivati di migranti imbarcati nella Turchia meridionale. Ma i vascelli destinati alla dismissione venivano acquistati e riconvertiti per poche decine di migliaia di euro proprio nei porti romeni. I trafficanti di profughi hanno capito che il business sarebbe stato a lungo termine. Per non dare nell’occhio, alcuni dei Caronte dell’Est hanno scelto di tentare una via alternativa a quella balcanica.
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Dal litorale turco sul Mar Nero, confermano dalla sede locale di un’agenzia di navigazione italiana, i migranti vengono trasportati a bordo di pescherecci o cargo nella vicina Bulgaria o nello scalo romeno  di Costanza. Qui, come niente fosse, sbarcano alla spicciolata, di notte, non di rado a bordo di traghetti. Rinchiusi nei container degli autotreni o subito caricati da tassisti famelici vengono accompagnati nell’entroterra. Poi spariscono.

Nei villaggi di antica urbanizzazione, dove le povere case in legno sono ancora un pittoresco riparo per i contadini lasciati fuori dal capitalismo selvaggio, i passeur tengono i contatti con le 'agenzie di viaggio' specializzate nella tratta dei migranti. 
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(Il 31 dicembre 2014 l'arrivo nel porto di Gallipoli della nave cargo “Blue Sky M”)

Il materiale galleggiante, del resto, abbonda. La 'Blue Sky M', battente bandiera moldava, venne intercettata nel dicembre 2014 a Santa Maria di Leuca con 800 profughi a bordo. Gli investigatori italiani hanno accertato che i passeggeri durante il tragitto furono sottoposti a trattamenti 'inumani e degradanti'. Ogni migrante pagò tra i 4.500 e i 6 mila euro «all’organizzazione criminale transnazionale, impegnata – spiegano dal Viminale – in attività illecite in più Stati, tra cui Turchia, Romania, Siria e Libano ».
Le tariffe non sono cambiate. Solo chi può permettersi anche 20mila euro a famiglia può aggirare i rischi delle mortali traversate nell’Egeo. Il governo bulgaro ne è al corrente. A dicembre il Dipartimento  dell’immigrazione di Sofia ha totalizzato quasi 20mila domande d’asilo. La maggior parte dei richiedenti non è stata in grado di spiegare da che parte avesse esattamente varcato la frontiera e poiché quelle terrestri sono sorvegliate perfino con i carri armati, non restano che le smagliature sulle coste.

Come ad allontanare lo spettro di una strigliata da Bruxelles, a Bucarest si preferisce parlare solo della rotta balcanica, che non conosce pause né contrazioni. Dall’inizio del 2016 è già stata superata la soglia dei 50mila rifugiati. Neanche le abbondanti nevicate fermano chi cerca un approdo finalmente sicuro. Solo ieri 1.400 persone sono entrate in Macedonia dalla Grecia, informa il ministero dell’Interno di Skopje che ha riaperto dopo alcune ore di stop il valico con la Grecia. «Se chiudono da quella parte – preconizza il manovratore sul mare di Costanza – verranno tutti di qua. Tanto, nessuno vede».
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