sabato 22 novembre 2014
Il segretario generale della Cei: i primi cittadini che trascrivono matrimoni contratti all'estero «come minimo, sono irrispettosi della legge». (di Umberto Folena) 
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I sindaci che trascrivono le nozze gay? «Come minimo, sono irrispettosi della legge». Monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, incontra i giornalisti alla Gran Guardia di Verona, dove sta concludendosi la terza giornata del Festival della dottrina sociale (Dsc). Fresco di viaggio in Medio Oriente, non si sottrae a nessuna domanda. «Volete un esempio? Ho lavorato tanto con i tossicodipendenti. Quei sindaci mi ricordano un mio ragazzo che mi dicesse: che male faccio se mi drogo e spaccio? Tanto tra poco la droga sarà liberalizzata». Ma in Italia ci sono una legge e una Costituzione. In vigore. «E tu, sindaco, sei garante di quella legge!». In fondo, chiosa Galantino, che ci vuole a trascrivere le nozze gay? «Basta mettersi la fascia, due foto e quattro firme. Un paio d’ore in tutto, al massimo. Invece una politica seria della famiglia richiederebbe mesi di lavoro, grande impegno, fatica». Se una politica a favore del matrimonio e della natalità latita, e se la presenza di politici d’ispirazione cristiana appare talvolta impalpabile, non è per loro incapacità: «L’Italia è fortemente segnata dall’azione lobbistica di minoranze aggressive, in grado di imporre un pensiero unico. Spesso a dettare l’agenda sono loro, non la maggioranza».

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