sabato 26 luglio 2014
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«La mia attesa più grande? È che si aiuti la gente a capire che gli annunci spesso non corrispondono alla descrizione di un fatto, alla notizia. Che la realtà è cosa più complessa e più profonda. E descriverla significa cogliere aspetti più complessi. Se questo momento di festa ma anche di riflessione aiuterà a far capire che dall’annuncio fino alla descrizione della realtà c’è una differenza sostanziale, allora la Festa di Avvenire avrà risposto a un’esigenza per me molto sentita». Parte da questo presupposto monsignor Luigi Ernesto Palletti, vescovo di Spezia-Sarzana-Brugnato, nel descrivere le sue aspettative in vista della Festa del quotidiano cattolico che si apre oggi, sabato 26 luglio. Ma qual è il passo successivo rispetto a questa consapevolezza?Passare dalla semplice informazione al coinvolgimento. Dare notizie non può voler dire soltanto informare ma anche saper proporre, progettare, nel senso di dare uno spazio, un respiro nuovo al lettore.Significa che noi giornalisti dobbiamo andare oltre il racconto dei fatti?Secondo me bisogna sforzarsi non soltanto di raccontarli ma anche di saper leggere la storia. Si badi bene, non una lettura ottimista o pessimista, semplicemente realista. Ma che tenga conto di un fine. Il giornalista cattolico è chiamato a scorgere una strada nel racconto dell’uomo.Quali strumenti abbiamo per rispondere a questa urgenza?Chi dà notizie, chi lavora nel mondo dell’informazione deve semplicemente avvertire la responsabilità di affermare la verità. Basta questo per assolvere un compito superiore: l’affermazione del bene nell’umanità. E, ancora, per far sì che l’informazione diventi anche formazione, donando consapevolezza al lettore nel rispetto della verità.C’è spazio per recuperare questi valori in un pubblico fortemente influenzato da un panorama mediatico spesso volgare, superficiale e gossipparo?Decisamente sì. Perché il valore dell’informazione cattolica investe anche il non credente. E chi opera in un contesto cattolico ha una sensibilità spiccata perché si affermi la verità prima di tutto per rendere un servizio all’uomo in quanto tale. Evangelizzazione è anche questo: non un annuncio prettamente confessionale ma un annuncio che tocca lo spessore dell’uomo. Come non andare al tema dell’Incarnazione: Dio che si fa uomo per parlare all’uomo con la parola dell’uomo.Non a caso la Festa di quest’anno recita: "Il Vangelo di Gesù Cristo: profumo di Verità"…Ci sembra sia un tema vicino alla linea che il Papa sta indicando: un Vangelo che porti tutta l’espressione della gioia, e la gioia viene dalla verità, è segnata dal profumo della verità. Che va comunicata. La Chiesa da sempre sente la tensione della comunicazione sia a livello istituzionale, e il premio Narducci assegnato a monsignor Claudio Maria Celli (presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni sociali, ndr) lo sottolinea, sia a livello carismatico, con l’esempio dei santi. Credo sia opportuno valorizzare la comunicazione ma anche gli strumenti "vecchi" e nuovi della comunicazione. A proposito di "vecchiaia". Siamo all’anno 39 della Festa…È una Festa cresciuta a piccoli passi, gradualmente. Pian piano questo evento, nato dal cuore di monsignor Franco Riccardi, ha cementato un legame culturale tra l’intera diocesi e Avvenire, che oggi, dopo 39 anni, può dirsi anche affettivo.
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