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Cronaca
Il ricercatore ucciso
La salma di Regeni arrivata dall'Egitto
 
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La salma di Giulio Regeni è arrivata a Roma intorno alla 15. I tempi della consegna del corpo sono stati veloci, come chiesto dal nostro governo, per consentire alla magistratura di avviare subito alcuni accertamenti necessari. II corpo, dopo un primo commovento omaggio dei genitori a Fiumicino, è stato messo subito a disposizione dei medici per gli esami autoptici e per tutti gli accertamenti all'Istituto di medicina legale della Sapienza.

"A quanto risulta dalle cose che ho sentito sia dall'ambasciata sia dagli investigatori italiani che stano cominciando a lavorare con le autorità egiziane, siamo lontani dal dire che questi arresti abbiano risolto o chiarito cosa sia successo. Credo che siamo lontani dalla verità". Lo ha detto il ministro degli esteri, Paolo Gentiloni. 
 
La salma di Giulio Regeni è partita questa mattina dal Cairo a bordo del volo Egyptair MS791. Ad attendere i resti del giovane friulano, oltre ai familiari, c'era anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando. "Sono qui per manifestare il mio profondo cordoglio e quello del governo e la vicinanza alla famiglia. Ma sono qui anche per affermare la volontà del governo che venga raggiunta al più presto la verità e sia fatta giustizia".

A quanto si apprende, il volto di Giulio sarebbe stato deturpato dalle torture. Secondo alcune fonti, oltre a ferite e bruciature su tutto il corpo, gli aguzzini si sarebbero accaniti su naso e orecchie, come a dare un significato all’omicidio e lanciando un messaggio. A chiedere l’accertamento autoptico è stato il pm Sergio Colaiocco, titolare del procedimento a carico di ignoti aperto dalla procura di Roma per omicidio volontario. L’esame sarà svolto nel pomeriggio  di oggi. Si tratta di una seconda autopsia, che segue quella già effettuata dalle autorità egiziane e il cui esito verrà fornito entro dieci giorni. 

Intanto sono state rilasciate le due persone fermate ieri nell'ambito delle indagini: si trattava di "sospetti" nei confronti dei quali non è stata formalizzata alcuna accusa che giustificasse un arresto.

 La domanda resta dunque sempre la stessa. Chi e perché ha ucciso Giulio? Chi sta lavorando al dossier è sempre più convinto che il movente vada cercato nel suo lavoro e nella sua presenza al Cairo. Alcune fonti giornalistiche indicavano Regeni quale 007 sotto copertura o informatore privilegiato. «Ogni e qualsiasi collegamento di Regeni con l’intelligence italiana è da smentire categoricamente», tagliano corto fonti qualificate dell’Aise, il servizio segreto per l’estero, che parlano di «inqualificabili falsità e strumentalizzazioni». L’imperativo della procura di Roma è trovare la verità in tempi rapidi. 

La squadra coordinata dal pm Colaiocco lavora su tre piani: da una parte le indagini in Egitto curate dagli investigatori italiani con l’obiettivo di acquisire tutte le informazioni disponibili; dall’altra l’autopsia sul corpo del giovane; infine l’avvio delle rogatorie internazionali per ottenere la trasmissione degli atti dell’inchiesta in corso in Egitto. Non sarà tutto facile. Non esistono trattati di assistenza giudiziaria tra l’Italia e il paese nordafricano, ma lo scambio di documenti tra le magistrature dovrebbe avvenire sotto forma di 'cortesia' tra Paesi amici. Secondo quanto riferisce un amico di Regeni all’agenzia Efe, il 28enne non ha partecipato a una manifestazione contro il regime a Giza il 25 gennaio, prima di dirigersi verso l’appuntamento nel centro del Cairo con un conoscente, al quale non è mai arrivato. Questa versione smentisce alcune notizie circolate in questi giorni.

Sempre a parere dell’amico, Regeni non pubblicava articoli con uno pseudonimo sul giornale 'Il Manifesto' per paura o perché si sentiva minacciato, ma per precauzione. Tutti particolari che andrebbero chiariti anche attraverso interrogatori che difficilmente le autorità italiane potranno svolgere in Egitto. Una pagina Facebook nota fra gli amici di Regeni ('The Januarians') ha annunciato un raduno per domani alle 16 davanti all’ambasciata italiana. Si legge: «È stato rapito, torturato e ucciso come molti altri egiziani».

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