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Cronaca
Adozioni internazionali
Congo, sbloccate 150 adozioni
VIVIANA DALOISO
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Un nuovo sblocco delle procedure, che ora fa ben sperare sul futuro dei bambini dati in adozione e ancora fermi in Congo. Anche se non ci sono ancora comunicazioni ufficiali da parte della Commissione adozioni internazionali italiana (Cai), il portavoce del ministero dell’Interno di Kinshasa, Claude Pero Luwara ha assicurato ieri alle agenzie internazionali che altri 150 bambini sono in procinto di lasciare il Paese per ricongiungersi – finalmente – coi propri genitori adottivi. 

Altre 150 storie a lieto fine, dunque, nell’inferno dei cortocircuiti burocratici e diplomatici tra il Paese africano e il resto del mondo, tra cui 8 dovrebbero riguardare famiglie italiane: «Non sappiamo ancora chi, e dove – spiega il presidente dell’Associazione Nova, Massimo Vaggi –, ma il numero dovrebbe essere questo». Lo scorso novembre, d’altronde, ad essere contattati per primi erano stati i genitori e non le associazioni: «Allora toccò a 10 delle nostre famiglie – continua Vaggi –. Per il momento non siamo ancora stati chiamati da nessuno però». La Nova ha ancora 6 famiglie in attesa di 8 bambini: si trovano tutti nella stessa casa famiglia, a Kinshasa, e ogni giorno parlano con mamma e papà tramite Skype. «Siamo fiduciosi che se non oggi, o domani, la situazione si sbloccherà comunque entro un mese o due. La Commissione congolese sta lavorando. Una delle nostre famiglie ha tre figli laggiù. Li aspetta dal 2013». 


È la speranza di altre 120 famiglie sparse in tutta Italia e seguite da altri enti e associazioni. Il loro sogno s’è infranto nel settembre del 2013, quando il governo africano decise di sospendere i permessi di espatrio. All’epoca il Congo sostenne da un lato di aver riscontrato casi di corruzione e falsificazione di documenti, e dall’altro il timore che i piccoli potessero essere vittime di abusi o di traffico di esseri umani. Dopo un momento di empasse, il governo italiano aveva mandato una delegazione a Kinshasa: le autorità locali avevano garantito che in tempi stretti sarebbero stati esaminati i nostri dossier, che non erano coinvolti nei casi sospetti, ma la promessa non fu rispettata.

La situazione non si sbloccò neanche dopo un colloquio telefonico tra l’allora presidente del Consiglio Enrico Letta italiano e il primo ministro congolese. Solo nel maggio dell’anno successivo 24 coppie riuscirono a rientrare in Italia coi loro bimbi: ne furono “liberati” una trentina, poi tutto si arenò di nuovo. A novembre 2015 l’ulteriore sblocco, con l’arrivo di 10 bimbi a Fiumicino. Per ora la nuova lista divulgata da Kinshasa resta segreta, almeno in Italia. «I dossier per cui è stato dato il nullaosta riguardano per la maggior parte famiglie americane», ha spiegato Luwara. Il portavoce del governo congolese ha assicurato però che la Commissione nel giro di un mese dovrebbe visionare e dare l’ok «ad almeno altre 900 pratiche».

Proprio la settimana scorsa il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha ricevuto alla Farnesina l’omologo della Repubblica del Congo Jean-Claude Gakosso per una serie di colloqui sui rapporti bilaterali tra i due Paesi, che dal 2014 si sono intensificati. E sabato le associazioni coinvolte nel “caso” Congo hanno ricevuto una lettera dalla Commissione adozioni internazionali: «Ci hanno annunciato buone notizie sul fronte delle procedure ancora bloccate, senza specificare le tempistiche », spiega ancora Vaggi. Ora nuove conferme: forse già nelle prossime settimane altre famiglie potranno riabbracciare i propri figli lontani.
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