Passa a livello superiore
Accesso
Cronaca
Il pentito
«Coi rifiuti per anni ho seminato morte»
ANTONIO MARIA MIRA
  • twitter
  • google +
  • segnala ad un amico
    mail
  • font
  • stampa quest'articolo
    print
​LA SECONDA PARTE DELL'INTERVISTA

​​
2016-premio-candida-300x125.gif
Banner-Iniziativa-Avvenire-Carita-Papa-300x125-TERZO.GIF​​​
«Io credo di aver seminato veramente morte nella mia terra. Me ne vergogno. Ho fatto un macello...». Così parla Gaetano Vassallo, imprenditore dei rifiuti legato alla camorra, “colletto bianco” delle ecomafie, uno dei maggiori responsabili del disastro della “Terra dei fuochi”. Per quasi trenta anni ha gestito discariche e sversato illegalmente rifiuti di tutti i tipi, è stato arrestato una prima volta nel 1992 ma poi assolto fino in Cassazione e ha continuato a inquinare. Nel 2008 ha deciso di collaborare con la giustizia «per paura di essere ucciso – ammette – ma anche per provare a riparare qualcosa di quello che avevo combinato ». Ora a 57 anni vive con la famiglia in una località protetta e lancia un’inquietante denuncia. «Io ho pagato e sto pagando, ma altri imprenditori che lavoravano con me gestiscono ancora grossi settori ». E si scaglia anche contro gli industriali del Nord che usavano le sue discariche. «Sapevano benissimo che noi smaltivamo in quel modo». Lo raggiungiamo al telefono al termine di una notte di lavoro. Proprio nei giorni in cui esce il suo libro Così vi ho avvelenato scritto con la giornalista del Mattino Daniela De Crescenzo. E ci racconta la sua vita di “ecomafioso”, il prima e il dopo. L’uomo e il criminale. Parliamo di vergogna, di perdono, di speranza (nella seconda parte dell’intervista sul giornale di domani). Ma anche di un sistema che va ancora avanti, delle mire dei clan sulle bonifiche, delle responsabilità dei politici campani ma anche degli imprenditori del Nord.


Vassallo, si sente parte di un sistema più grande?
Quando venivano a controllarci e non guardavano le bolle di accompagnamento, quelli erano responsabili come me. Il politico che veniva e mi metteva delle persone a lavorare non si é mai interessato di quello che stavamo facendo, perché lo sapeva. Quando si pigliavano i soldi nostri lo sapevano. Sono responsabili come noi ma non pagano, ma non fa niente...


Ora nessuno la conosce più...
Ma quando venivano a portare le gente a fatica’ mi conoscevano bene... Erano tutti amici nostri. In realtà sono io ora che non li voglio riconoscere, non li voglio sentire. Ora ho solo mia moglie e i miei figli. Vado a lavorare di notte dalle 18 alle 6 di mattina. Ma finalmente sono orgoglioso di quello che sto facendo.


Allora lei faceva molto comodo a tanti.
Non ci potevamo tirare indietro. Oggi mi auguro che si possa fare qualcosa, sperando che sia politicamente che imprenditorialmente non ragionino nello stesso modo. Mi auguro che non succeda anche con le bonifiche...


Ha qualche sospetto?
Speriamo che chi va a fare le bonifiche non lo faccia con la stessa logica, la stessa mentalità che avevamo noi. Il sospetto ce l’ho, lo dico e lo confermo perché dove ci sono i soldi la camorra non sparisce mai. Ci vorrebbe una classe politica più attenta perché questo polverone che si sta creando attorno a queste bonifiche non mi è chiaro. Può essere che ci sia qualcosa dietro.


C’è ancora una parte del mondo imprenditoriale che lavorava con lei che ancora opera?
I grossi imprenditori che hanno lavorato con me, che erano a braccetto con me, sono ancora liberi e gestiscono ancora grossi settori. Io l’ho riferito ai magistrati e non ho paura di dirlo anche a lei. Mi conoscevano bene, hanno lavorato con me. Andavano fuori regione a prendere i rifiuti per me. Sono io che gli ho fatto acquistare i primi autotreni per fare il trasporto di rifiuti. Oggi dicono che non mi conoscono. Quante persone oggi dicono che non mi conoscono...


Non hanno pagato neanche gli imprenditori del Nord che le affidavano i loro rifiuti.
Secondo me non ha pagato nessuno. L’unico che ha pagato sono io, che ho fatto una scelta di collaborazione, che sono stato arrestato, che sono stato in carcere e non so se ci tornerò. Sono l’unico ad aver lasciato un intero patrimonio. Ma di questo non mi rammarico. Sono orgogliosissimo di averlo fatto e continuerò a farlo anche se mi aspettavo un’attenzione diversa. Io comunque mi sono rimboccato le ma- niche, sto cercando di inserirmi e di lavorare, questo è l’unica cosa che mi interessa. Ma oltre a me chi ha pagato? Solo Gaetano Vassallo ha pagato. Ma se io non avessi deciso di collaborare?


Gli imprenditori che venivano da lei sapevano?
Eccome se sapevano! Sapevano benissimo che noi smaltivamo in quel modo. In Campania eravamo 9 discariche, una sola non ha smaltito rifiuti provenienti da fuori regione ed era la Sari di Terzigno. Tutte le altre ricevevano quei rifiuti, tutti scaricavano nello stesso modo, perché c’era l’intervento della camorra, erano tutti affiliati. Nel Salernitano, nel Napoletano, nel Casertano ci sono quei rifiuti.


E ora questi imprenditori del Nord non dovrebbero chiedere scusa anche loro?
I primi responsabili sono i produttori di rifiuti perché avrebbero dovuto interessarsi della destinazione finale dei loro rifiuti. Le loro aziende avevano interesse a venire da noi, pagavano di meno, ma poi non se ne interessavano perché non c’erano controlli. Io dovrei preoccuparmi di colui al quale mi affido. L’Acna di Cengio quando è venuta a scaricare da noi non sapeva chi eravamo, come scaricavamo? Si affidavano a noi ma solo qualche imprenditore del Nord veniva, mentre quelli con la roba più pericolosa non si sono mai fatti vedere. C’era sempre qualche intermediario che si preoccupava di portarceli.


E adesso i rifiuti del Nord, lei che conosce bene il sistema, come vengono smaltiti? Tutto a norma?
Non credo. Io ora sono fuori gioco ma anche dove adesso mi trovo si vedono i traffici di rifiuti. Li faranno un po’ diversamente ma li fanno. In modo un po’ più camuffato.

E ora cosa le succederà?
Il processo per disastro ambientale non è stato ancora fatto. In un altro, in abbreviato, sono stato condannato in primo grado a 6 anni e sto facendo l’appello. Tutti gli altri imputati sono a piede libero, non sono stati mai arrestati, andranno in prescrizione. Io sono andato a collaborare da libero. Non è che ero stato arrestato e ho deciso di collaborare per questo motivo. Chi ha avuto l’ergastolo è facile che collabori perché è l’unica soluzione per uscire. Io era libero e la mia scelta è stata fatta con la mia famiglia. Mi ero reso conto che avevo fatto un casino e volevo dare un contributo. Non ho collaborato per avere benefici ma per cercare di dare una mano. Mi auguro che qualcosa si possa ancora fare.


Lei evidentemente é stato purtroppo molto bravo a fare quegli affari coi rifiuti...
Bravo? Altri sono stati più bravi e sono ancora a casa loro. Ma non sono invidioso, per carità... È giusto che paghi e se devo pagare anche per gli altri va bene. Ma non sono stato l’unico a rovinare la Campania. Sono stato invece l’unico ad trovare il coraggio di dirlo. Forse perché mi volevano uccidere, ma almeno ho avuto questo coraggio. Gli altri se lo tengono tra di loro.


C’é sempre chi aspetta che passi l’onda.
Ma il tempo é galantuomo. Chi non ha ancora pagato dovrà pagare. Io ho pagato in questo modo, forse era questo il mio destino.


Gli investigatori e i magistrati non si sono certo fermati. Non credo, ma forse dovrebbero aprire un po’ di più occhi e orecchi...
(1-continua)
© riproduzione riservata
segnala ad un amico stampa quest'articolo
Articoli in evidenza