martedì 11 ottobre 2016
​Il giudice del calcio scommesse: dai minori agli spot, scandalo nazionale. "Servirebbe una campagna educativa sui pericoli delle slot".
 Ora il governo valuta lo stop degli spot 
VAI AL DOSSIER
Calcio e azzardo, Salvini: errori del caso Intralot
COMMENTA E CONDIVIDI
«Sono del tutto contrario ». Così si esprime il giudice Guido Salvini sull’accordo tra Figc e Intralot. Il magistrato se ne intende di calcio e azzardo, è lui, infatti, come gip a Cremona, ad aver seguito una delle più importanti inchieste sul calcio scommesse. Una bocciatura  che si basa sui rischi per i minori, sulla pubblicità che invece andrebbe vietata ma anche su un mondo, quello del calcio, già inquinato dall’azzardo. «È negativo – afferma il giudice – il fatto che la sponsorizzazione da parte di una società di scommesse incentivi in qualche modo il gioco d’azzardo che rappresenta una piaga sociale. E soprattutto il fatto che sia coinvolta la squadra azzurra dei minorenni, perché proprio nei confronti dei minorenni al contrario si dovrebbe rivolgere una campagna educativa che spieghi loro il pericolo di ogni tipo di 'gioco', compreso quello delle macchinette facilmente accessibili anche ai minori». Un giudizio che si basa anche sull’esperienza dell’inchiesta di Cremona. Soprattutto sul «confine molto labile» tra calcatori che scommettono e partite truccate. «Nel corso delle indagini sulle partite manipolate, un fenomeno comunque collegato alle scommesse, sono emersi moltissimi casi di giocatori anche famosi, di cui non è necessario fare il nome, che erano veramente malati di scommesse sulle partite, attività tra l’altro a loro vietata. E questa dipendenza in parecchi casi ha costituito l’anticamera del loro reclutamento tra coloro che si facevano corrompere per truccare le partite». Insomma, taglia corto il magistrato, «anche se le scommesse dei calciatori non avevano di per sè rilevanza penale, il confine tra la patologia dell’azzardo e il rendersi disponibile a tradire la fiducia dei tifosi e manipolare le partite, era molto labile». In altre parole l’azzardopatia può portare poi a commettere reati. «C’è una sorta di osmosi. Se non avessero 'giocato', non si sarebbero certo avvicinati al mondo delle scommesse truccate». E questo tutto a vantaggio di chi fa affari sull’azzardo. «Da un lato abbiamo sistemi criminali, anche internazionali, che intercettano le scommesse come fonte di investimento e di guadagno. Abbiamo poi calciatori, magari a fine carriera, abituati a una vita di agi, che colgono il gioco come occasione per rimanere nel giro, mettere a frutto le loro conoscenze arricchendosi di nuovo. E poi ci sono giocatori malati di scommesse. Proprio questi sono la punta dell’iceberg di una grande massa di persone dipendenti da questo vizio. Qui un intervento della criminalità ha gioco facile perché trova un terreno molto cedevole». Anche perché, insiste Salvini, «questi reati sono considerati dalla società poco riprovevoli, forse perché l’impressione è che il giocatore faccia male soprattutto a se stesso. Un po’ come il consumatore di stupefacenti. Ma alle spalle di questo esercito di vittime che possono arrivare anche alla distruzione di una famiglia o al suicidio, ci sono realtà che lo sfruttano, purtroppo grazie anche alla compiacenza dei mezzi di comunicazione di massa. Per questo servirebbe una regolamentazione più severa della pubblicità, così come avviene per altri settori come il tabacco». È questa l’altra grave conseguenza dell’accordo tra Figc e Intralot. «Mentre in molti campi lo Stato avvisa dei pericoli in modo forte o è proibizionista, nel campo di tutti i giochi d’azzardo di fatto la pubblicità è molto forte e raggiunge chiunque, soprattutto le fasce più deboli e lo Stato di fatto ha rinunciato a mettere in guardia le potenziali vittime. La pubblicità è già dovunque, è già invasiva e non c’era certo bisogno che una società di scommesse inquinasse in qualche modo l’immagine della Nazionale azzurra».
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI