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Calabria
Canalone dei veleni, tornano i liquami
FEDERICO MINNITI
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«Questo territorio va risarcito per il danno ambientale subito ». Non usa mezzi termini l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria Antonella Rizzo sulla vicenda del canale dei veleni. Nei fatti, da ieri, si ricomincia da zero. Appare fallimentare l’exit strategy dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro che ha persino sversato in mare le sabbie del fondo della 'laguna ecotossica'. L’attività ci è stata confermata anche dall’ingegnere Carmela De Maria, dirigente del settore esecuzione lavori dell’Authority: «Abbiamo agito con responsabilità e secondo legge», sostengono dal Porto.

Tesi sposata anche dall’Arpacal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria, che per bocca del suo commissario, l’avvocato Maria Francesca Gatto, ha sottolineato che «se qualcuno mette in dubbio la veridicità dei nostri atti, lo faccia nelle sedi opportune», rispondendo così alle critiche circa la tempestività delle comunicazioni sulle analisi effettuate nelle acque e nelle sabbie del canalone.

Su quelle sabbie coperte da teloni tardano ad arrivare i risultati degli accertamenti dell’Arpacal che - da quanto si apprende dalla Commissione regionale 'Ambiente' - sembrerebbero «contaminate, ma non censite come pericolose ». Negli ultimi giorni sono riapparsi liquami della stessa fattezza di quelle a cui nel mese di luglio - vennero ascritte delle tracce di idrocarburi e olii pesanti.

Un caso attenzionato a più livelli: dal ministro Gian Luca Galletti che dalle nostre colonne ha ribadito come «restano due fronti aperti, il completamento della bonifica e l’individuazione dei responsabili », al governatore Mario Oliverio «seriamente preoccupato», come dicono dalla Cittadella regionale di Germaneto. Non abbastanza per i proprietari, il Corap (ex Asi Reggio Calabria) e i gestori, la Iam Spa, dell’infrastruttura. Bisogna ricordare come la Iam Spa sia una delle aziende coinvolte anche nell’inchiesta 'Tempa Rossa' assieme ad Ecosistem, sfiorata, a sua volta, dalle vicende del canalone.

Sul tema si è anche riunita la terza commissione consiliare della Regione Calabria alla presenza anche del 'Comitato 7 Agosto' che da diversi mesi è un presidio attivo sul sito. Poi nel canalone nuovamente quei liquami. Una situazione paradossale che ha registrato l’intervento tempestivo della Regione. Sulla spiaggia nuovamente issata la diga di sabbia tra lo stagno infettato ed il mare.

Un’azione che risponde ad una precisa presa di posizione dell’assessorato all’Ambiente: «Chiediamo l’immediato intervento della magistratura e delle forze di polizia per fare chiarezza – ha dichiarato l’assessore alle politiche ambientali, Antonella Rizzo annunciando il lavoro dell’avvocatura regionale ad un esposto in Procura – ognuno deve assolutamente assumersi le proprie responsabilità a cominciare dalla Iam che deve immediatamente procedere ad un monitoraggio dell’intero canale per verificare se insistono degli allacci abusivi per essere segnalati al Corap e di conseguenza agli organi inquirenti ».

Un annuncio pesante, il suo, quello di adire alle vie legali nei confronti dei responsabili di mancata bonifica e vigilanza del sito che, però, assume contorni molto preoccupati se la tesi degli 'sversamenti' venisse confermata dal-l’attività dei Vigli del Fuoco e del reparto Noe dei Carabinieri. Sarebbe un esempio cristallino di ecomafia in spregio all’attività di sensibilizzazione della cittadinanza sana. «Ancora una volta abbiamo avuto nuovi sversamenti. Ogni qualvolta finiamo i lavori riappare il flusso dei liquami alla foce – spiega l’assessore Rizzo – è impossibile che si perseveri in questi atti criminosi». Amarezza e determinazione. 

 La stessa del 'Comitato 7 Agosto' a cui, adesso, anche gli Enti coinvolti riconoscono il ruolo di sentinella. Il movimento autocostituito per fronteggiare l’emergenza ecotossica ha - tra le varie iniziative - lanciato sui social network una campagna di raccolta fondi per sostenere analisi indipendenti sul sito incriminato.

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