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Cronaca
Bologna
Benedizione pasquale in Comune, la Cgil protesta
Caterina Dall'Olio
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​Il Comune di Bologna. Ancora una battaglia laicista contro le "pericolose" benedizioni

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Il caso è scoppiato nei giorni scorsi: i dirigenti del Comune di Bologna, con una mail, hanno informato che dal 14 al 16 marzo, in orario di lavoro, un parroco entrerà nella sede distaccata degli Uffici comunali, dove lavorano centinaia di dipendenti, per le benedizioni pasquali. Unica presunta differenza rispetto agli anni passati, il prete si sposterà nei corridoi, e non verrà predisposto uno spazio apposito per il rito religioso. E chi non vuole assistere? È autorizzato ad assentarsi per qualche minuto.
 
I delegati della Cgil hanno immediatamente preso carta e penna e scritto una lettera minacciosa ai dirigenti per denunciare quella che hanno, immancabilmente definito «un’indebita ingerenza». E non poteva essere da meno la Uaar (Associazione degli atei e degli agnostici) che ha annunciato una diffida contro Palazzo D’Accursio. «A volte laici e laicisti credono alle benedizioni più dei cattolici», scherza monsignor Giovanni Silvagni, vicario generale dell’Arcidiocesi di Bologna. «A volte, invece, nelle persone contrarie si legge disprezzo e odio, quando invece il nostro è soltanto un segno di pace che appartiene alle nostre tradizioni. Non vogliamo certo andare a marcare il territorio», prosegue il vicario.

Il caso delle benedizioni a scuola
Intanto torna di attualità la questione delle benedizioni a scuola. Il Consiglio di Stato stoppa il Tar, che a Bologna aveva annullato la delibera con cui un consiglio di Istituto del capoluogo emiliano aveva autorizzato il tradizionale rito per la Pasqua.

Il presidente della sesta sezione del Consiglio di Stato ha, infatti, accolto la sospensiva, richiesta dal ministero della Pubblica istruzione, degli effetti della decisione del Tar dell'Emilia-Romagna che un mese fa aveva annullato la delibera con cui un consiglio d'istituto di Bologna aveva autorizzato le benedizioni a scuola.

L'udienza nel merito è stata fissata per il prossimo 28 aprile. Il ricorso al Consiglio di Stato era stato presentato dal ministero e dalla scuola, l'istituto comprensivo 20, attraverso l'avvocatura generale dello Stato, e chiedeva l'annullamento della sentenza del Tar, previa sospensiva.

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