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Roma
Azzardo, la sanatoria è un nuovo flop
Antonio Maria Mira
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È flop anche per la sanatoria-bis dei centri scommesse illegali decisa dalla Legge di stabilità 2016. Molto peggiore del fallimento di quella prevista nella precedente manovra economica. E questo spiega come mai il governo, prudentemente, non avesse inserito nella legge alcuna cifra relativa agli introiti che si attendevano. Come se il flop fosse scontato. Lo scorso anno, per la prima sanatoria scaduta il 31 gennaio 2015, avevano aderito 2.194 centri rispetto ai circa 7mila esistenti. E così l’incasso previsto di 187 milioni (pessimisticamente si pensava all’adesione di soli 3.500 Centri trasmissione dati), alla fine si ridusse ad appena 117,4 milioni. Questo anno, con la riapertura della sanatoria inserita nella Legge di stabilità, alla scadenza del 31 gennaio le richieste di «regolarizzazione fiscale per emersione » (così è chiamata la sanatoria) sono state solo 373, con un incasso previsto di appena 3,7 milioni. Briciole rispetto ai 500 milioni che il governo aveva annunciato in sede di presentazione della Legge di Stabilità, parlando di addirittura 5mila Ctd.

In realtà alla fine ha aderito meno del 10% e i soldi incassati sono stati meno dell’1%. Temendo proprio questo, nel maxiemendamento che aveva modificato la legge, il governo aveva messo le mani avanti, facendo sparire previsioni e incassi. Il motivo era l’apertura dei nuovi bandi a luglio per le concessioni dei centri scommesse, molto più convenienti rispetto alla sanatoria. E se all’inizio il ministero dell’Economia aveva assicurato che avrebbero potuto partecipare ai bandi solo le società sanate, poi aveva precisato che l’obbligo non c’era più e che la partecipazione alle gare sarebbe valsa come sanatoria. Con tanti saluti a chi la sanatoria l’ha pagata l’anno scorso o quest’anno, mentre chi, invece, per un anno ha ancora operato nell’illegalità, ora in massa ha deciso di partecipare alle gare. E visto che si tratta di grandi società, hanno molte probabilità non solo di vincere ma anche di fare man bassa di un gran numero di centri. Società che erano state spesso sanzionate dagli investigatori della Guardia di Finanza e dagli ispettori dei Monopoli per la perdurante irregolarità. Che fine faranno ora queste sanzioni? Il rischio é di un colpo di spugna. Oltretutto dopo che la Cassazione proprio pochi giorni fa, respingendo il ricorso del titolare di un Ctd di Messina, ha sentenziato che «è giusto il sequestro di apparecchiature Ctd illegali», in quanto questi centri possono operare solo per conto di concessionari con licenza in Italia o che hanno aderito alla sanatorio del 2015.
 
Ma il flop della sanatoria è solo uno dei risultati negativi della Legge di stabilità. Come anticipato da Avvenire il 13 gennaio, l’annuncio del Governo di voler ridurre drasticamente il numero delle slot é stato clamorosamente smentito dai fatti. La norma prevedeva che dal 31 dicembre 2015 potesse essere autorizzata solo la sostituzione delle slot esistenti, bloccando la possibilità di macchinette aggiuntive. Ma erano le prime anticipazioni per far scattare la corsa ai nullaosta. Così le slot che il 27 novembre erano 340mila il 31 dicembre erano salite a circa 390mila, come scrivemmo un mese a mezzo fa. Ma alla fine é andata molto peggio perché si è arrivati a quasi 425mila 'macchinette', un numero record mai raggiunto in Italia con un incremento di più di 80mila slot. Certo la Legge di stabilità ha previsto che nella fase di rinnovo degli apparecchi con quelli a controllo remoto, si possa giungere ad una riduzione del 30%, un calo ora vanificato dal boom di fine anno. Inoltre ricordiamo che le slot di nuova generazione permettono di giocare cifre più alte e in tempi più rapidi. Un evidente incentivo al gioco patologico e un altro regalo ad azzardopoli.
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