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«Alunni disabili, Stato assente»
ENRICO LENZI
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Sugli alunni disabili iscritti alle scuole paritarie, lo «Stato italiano è chiamato a porre fine a una grave ingiustizia». Lo chiedono con un documento unitario le maggiori associazioni e federazioni della scuola cattolica paritaria: la Federazione delle scuole materne di ispirazione cristiana (Fism), la Federazione degli istituti di attività educativa (Fidae), le scuole aderenti alla Compagnia delle Opere-Opere educative (Cdo-Opere educative-Foe) e l’Associazione genitori scuole cattoliche (Agesc). «In questi ultimi anni, il numero di alunni con disabilità nella scuola italiana ha registrato un incremento del 24%, passando da 174.404 del 2007/2008 a 217.563 del 2015/2016 – si legge nel documento unitario – rappresentando ad oggi circa il 2,6% sul totale degli alunni», specificando che «nelle statali si registra una percentuale di alunni con disabilità, sul totale degli iscritti, pari al 2,7%. In quelle non statali sono l’1,5%, con forte tendenza all’aumento». Anche su quest’ultimo punto il documento, riproponendo dati ufficiali dello stesso ministero dell’Istruzione, sottolinea che «in questi anni, è possibile rilevare come l’incremento percentuale di disabili nelle paritarie, nel decennio 2004/05-2014/15, sia stato del 63,1%, a fronte di un aumento inferiore nelle statali».



Segno tangibile che «le famiglie apprezzano sempre di più la cura e l’attenzione che nelle paritarie sono rivolte agli alunni con disabilità». Purtroppo, sottolineano con amarezza e preoccupazione le sigle firmatarie della denuncia, «occorre rilevare che, mentre nella scuola statale molto è stato fatto in questi anni su questo tema (pur permanendo ancora situazioni di carenza a vari livelli), nulla è stato previsto per le famiglie che decidono di iscrivere i propri figli con disabilità nelle paritarie». Insomma una crescita che avviene, sottolineano ancora le realtà paritarie, in una situazione in cui «l’onere per i docenti di sostegno degli alunni disabili che frequentano le paritarie è, oggi, interamente a carico delle famiglie e delle scuole, con l’unica eccezione della scuola primaria». Un quadro che, di fatto, dimostra come sotto questo profilo «l’attuale assetto del sistema scolastico italiano realizza una gravissima disparità di trattamento in base al tipo di scuola frequentata (statale o paritaria) dagli alunni disabili».



Una disparità, a dire il vero, da sempre denunciata dalle scuole paritarie, che, in base alla legge 62 del 2000, all’articolo 4 lettera e, vedono tra gli obblighi per gli istituti al fine di ottenre il riconoscimento della parità «l’applicazione delle norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio». Obbligo di accoglienza, ma senza alcun aiuto con docenti di sostegno, tranne nel caso della primaria. E allora il costo finesce sulle spalle delle famiglie dell’alunno o sulle casse della scuola. Ma sempre in questo periodo lo Stato ha aumentato del 35% la propria spesa per i docenti di sostegno, senza mai includere il fornte paritario. «Una palese negazione di un diritto fondamentale della persona universalmente riconosciuto » denunciano le associazioni, che chiedono con forza , che «sia presa in esame ogni possibilità per sanare questa gravissima ingiustizia, salvaguardando la libertà di scelta educativa per tutti e tutelando, in particolare, le famiglie che hanno al loro interno dolorose situazioni di difficoltà, come la presenza di un figlio disabile».
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