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Cronaca
Rosarno
Alta tensione a Rosarno, raid contro i migranti
ANTONIO MARIA MIRA
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Sale la tensione in modo preoccupante a Rosarno. Proprio all’avvicinarsi del sesto anniversario della rivolta dei migranti. E qualcuno soffia sul fuoco perché possano ripetersi le condizioni che scatenarono violenze e reazioni il 7 gennaio 2010. Anche oggi un pericolosissimo mix di interessi mafiosi e economici, ma anche politici. Il drammatico effetto è che dal 10 dicembre al 3 gennaio sono stati già sei i lavoratori africani aggrediti. Non solo tre come era emerso nei giorni scorsi.  E, sulla base delle testimonianze inedite che abbiamo raccolto, le modalità sono sempre uguali. L’ora del ritorno dai campi, attorno alle 19. La zona, vicino a una rotonda nei pressi della tendopoli, completamente al buio. Una Punto bianca a fari spenti si ferma vicino a un migrante, scendono 4-5 persone con bastoni, spranghe e catene con lucchetti, e inizia il pestaggio. Teste spaccate, costole rotte, colpi alle gambe. Un vero e proprio raid, confermato dal fatto che l’auto gira aspettando il momento giusto. Si colpisce a caso, per spingere alla reazione. Come sei anni fa. E il 27 dicembre, dopo la penultima aggressione, si è andati vicinissimo. Ce lo racconta don Roberto Meduri, parroco di S.Antonio al 'Bosco' di Rosarno. «Gli immigrati sono tutti usciti dalla tendopo-li, hanno rovesciato i cassonetti e improvvisato delle barricate. Erano pronti a scendere verso il paese. I carabinieri erano andati via con l’ambulanza così è toccato a noi convincerli a desistere». Ma quanto durerà? Per l’ultima aggressione, quella del 3 gennaio, non è successo niente solo perchè è avvenuta a notte inoltrata e in un’altra zona. La vittima, un giovane del Senegal, dorme con una ventina di altri immigrati in una fabbrichetta abbandonata. Lo raggiungiamo con don Roberto che deve portare alcune candele. Infatti non ci sono né luce nè riscaldamento e l’acqua arriva solo grazie a un allaccio volante. Così alle 19 sono tutti già a 'letto', un materasso a terra e un po’ di coperte. Così nel buio proviamo a parlare con Za, come lo chiamano gli amici. Ci racconta che gli aggressori erano quattro con bastoni e catene. «Non li ho visti in faccia. Sono scappato e mi hanno inseguito urlando negro di m... e poi mi hanno riempito di colpi». Ma non se la prendono solo coi migranti. Qualcuno ha danneggiato il furgone della parrocchia e dato fuoco al portone e alla finestra della scuola dove si era appena svolta la festa dei ragazzi per Tutti i Santi. Perché tutto questo? «Noi sospettiamo che vogliano far salire la tensione come sei anni fa e proprio negli stessi giorni», commenta don Roberto. La crisi economica, la raccolta delle clementine più scarsa, le solite voci dei soldi che vanno ai migranti e non agli italiani. E in più il prossimo voto per le comunali col tema degli immigrati al centro delle solite strumentalizzazioni. Mentre la ’ndrangheta non sta certo a guardare. Anche le forze dell’ordine sono preoccupate. La presenza delle auto di polizia e carabinieri attorno alla tendopoli è sempre più frequente, e il prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, ha promesso che sarà installato un posto fisso di polizia. Dopo l’incontro con Za ci spostiamo alla tendopoli. La situazione è molto peggio degli altri anni. Costruita per 400 persone ne ospita più di mille (l’anno scorso 800) anche perché tutto attorno alle tende della Protezione civile, ormai marcite e piene di buchi, i migranti hanno costruito oltre 100 baracche con rami e teli di plastica. Una vera favela. Ma la vita va avanti. I negozietti autogestiti e perfino un sarto con una vecchia macchina per cucire Singer nera. Sotto una baracca il buio è rischiarato da un mucchio di brace. Si scalda l’acqua per la doccia (a pagamento). Mentre sotto una tettoia decine di migrati ricaricano i cellulari con cavi volanti. Ma non finisce qui. Poco oltre, i container con altri 200 migranti. Mentre come lo scorso anni in 500 hanno occupato un capannone, eredità delle truffe sull’industrializzazione. I più fortunati dormono in una tendina, altri per terra. Per non parlare degli 'invisibili', in centinaia sparsi nelle campagne in casette diroccate. Molti più dell’anno scorso, sempre sfruttati, sottopagati. Ad aiutarli solo parrocchie e associazioni (vedi altro articolo). Mentre c’è chi spinge allo scontro. L’ultimo esempio la sera del 4. Mentre siamo alla tendopoli ci arriva una telefonata che riferisce la notizia, comparsa su alcuni siti, di un furgone con migranti che avrebbe investito due bimbi rosarnesi, provocando la protesta dei cittadini che sarebbero scesi in strada contro i 'neri'. Il luogo sarebbe lo Spartimento, guarda caso proprio quello dove era partita la rivolta del 2010. Strano. Anche perché nella tendopoli tutto è tranquillo. Corriamo a vedere. Nulla. Ci spostiamo nel centro del paese e scopriamo che l’incidente è avvenuto lì, che i bimbi hanno ferite lievi, che l’autista è stato fermato per l’alcoltest (risultato negativo). Ma di proteste non c’è traccia. Invece sul web fioccano insulti razzisti e minacce. Ieri sera correva la falsa voce che fosse in corso la rivolta e che andavano chiuse le serrande. E intanto la tensione sale.
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