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Cronaca
Milano
Famiglia, dalla parte del più debole
Umberto Folena
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Ovazioni, cori, tifo da stadio. E alla fine l’annuncio del governatore Maroni: rilanciare «i nostri valori» in un forum permanente sulla famiglia affidato a Luigi Amicone, come «punto di riferimento per il governo lombardo» con un primo appuntamento in una grande sala cittadina durante l’Expo. Il Convegno di sabato pomeriggio a Palazzo Lombardia, "Difendere la famiglia per difendere la comunità", comincia, cresce e termina tutt’altro che in "difesa". Ma, come promesso, senza mai nemmeno sfiorare il tema delle persone omosessuali, se non per ribadire, con il sociologo Massimo Introvigne, che quella dell’omosessualità come malattia è «una tesi ridicola» e la vera malattia è semmai «il pensiero unico».

Chi da giorni si è ostinato a definirlo un appuntamento "omofobo" dovrebbe restare a bocca asciutta. Ma non potendo fare retromarcia, è probabile che continuerà a ripeterlo contro ogni evidenza. E il clima non si raffredderà, anzi. Il direttore di "Tempi", Luigi Amicone, con gli insulti ancora freschi di vernice sulla facciata della sede del suo settimanale, non ha alcuna intenzione di stemperare i toni. Altro che moderatore: «Di fronte alle intimidazioni – esordisce – resistiamo come i partigiani davanti al totalitarismo!», e i 400 che affollano la Sala Testori esplodono nella prima ovazione liberatoria.

C’è una gran voglia di identità e di orgoglio. Di riconoscersi. Di gridare il proprio dispetto e riaffermare le proprie ragioni. Per farlo hanno i "quattro amici" (per qualcuno "i moschettieri"), come loro si definiscono, che da molti mesi portano nei teatri e nelle piazze italiane lo stesso format, "Contro i falsi miti di progresso". Padre Maurizio Botta introduce, presenta e collega gli interventi degli altri tre: Marco Scicchitano, del Progetto Pioneer, spiega come il maschile e il femminile si determinino biologicamente già nel feto di tre mesi; Costanza Miriano, giornalista e saggista, riafferma quelli che per lei sono i veri desideri di una donna («Famiglia e figli sono ciò che ci rende felici. Averlo dimenticato ci porta a questa epidemia di infelicità»); e Mario Adinolfi, direttore del quotidiano fresco di edicola "La Croce", riscalda la platea da consumato tribuno rievocando il concepimento, la gestazione e la nascita del figlio di Elton John: «Lo dico da uomo di sinistra: tra un bambino sottratto alla madre che l’ha partorito e due ricchi che se lo sono comprato, non ho dubbi con chi stare. Sempre con il più debole».

L’uomo di sinistra Adinolfi entra fatalmente in collisione con l’uomo di destra La Russa quando evoca il «picchetto fascista» fuori della sala: «Quello non è fascista» lo interrompe e corregge l’ex ministro della Difesa dalla prima fila.

C’è tempo anche per l’irruzione di uno «studente, 22 anni, cristiano» che domanda, a macchinetta, come si permettono di parlare di «terapie riabilitative» per le persone omosessuali, anche se nessuno ne ha parlato. Dal tavolo, dopo aver più volte evocato il quotidiano romano che si ostina a etichettarli da "convegno omofobo", sono chiamate in causa pure le Jene, dando l’opportunità a Enrico Lucci di farsi un giretto sul palco con la consueta aria stranita. Piccoli infortuni.

L’inizio (con l’assessore regionale alla cultura, Cristina Cappellini) e la conclusione sono tutti dei politici: il leghista Massimiliano Romeo, primo firmatario della "Giornata della famiglia"; Raffaele Cattaneo (Ncd), presidente del Consiglio regionale e soprattutto, qui, padre di tre figli adottivi; e Roberto Maroni, che parla senza fronzoli di come ha bloccato ogni tentativo di annullare l’appuntamento: «Figuratevi se mi facevo condizionare da quattro pirla». Ma lo dice sorridendo.

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