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IN Senato
Unioni civili, l'aspro passaggio
Marco Tarquinio
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C'è modo e modo di dettar legge, e questo non riesce proprio a convincerci. Meglio sarebbe stato se il presidente del Consiglio avesse evitato di ricorrere al voto di fiducia sul maxiemendamento che ridisegna il progetto sulle «unioni civili» tra persone dello stesso sesso (e non solo). Meglio sarebbe stato non arrivare a una sorta di “prendere o lasciare” con in palio la sorte stessa del Governo.

Meglio sarebbe stato non condizionare così pesantemente la libertà di coscienza dei senatori, che finiranno per votare (con qualche annunciata eccezione) non per intimo convincimento sulla qualità delle soluzioni normative indicate, ma per adesione o per rifiuto a una richiesta di giudizio politico sull’esecutivo Renzi.

Si dice, non sempre a torto, che il meglio è nemico del bene. Ma anche se fossimo al cospetto della migliore legge del mondo, non esiteremmo a dire che quest’aspro metodo non va.  Anche se fossimo davanti a una gran buona legge, dicevamo. E nessuno oserebbe dirlo. Per quanto opportuno e notevole sia stato il cambiamento del testo rispetto a quello pessimamente predisposto dalla senatrice Cirinnà.

E nonostante la saggia decisione di rinviare la questione adottiva condensata nella formula della stepchild adoption a una riforma propria e attesa da tempo. Seguiremo, con ovvio rispetto, i prossimi passaggi istituzionali di questa vicenda. E con intatta libertà di giudizio e consapevolezza del bene che va servito e non può essere confuso.
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