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La lunga caccia ai buchi neri
Una scoperta che rende orgogliosi e umili
Andrea Lavazza
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È molto, ma molto più difficile che capire quanti capelli abbiamo perso correndo dentro una bufera di vento. Intercettare le onde gravitazionali, un secolo dopo la previsione di Albert Einstein, è stata un’impresa straordinaria in sé, oltre a consentire un passo da gigante nella comprensione del funzionamento del nostro universo.

Gli interferometri che hanno intercettato i segni di una fusione tra buchi neri avvenuta un miliardo e mezzo di anni fa sono apparecchi semplici da un lato ed enormemente complessi dall’altro, per dire la cui sensibilità uno starnuto da qualche chilometro è per loro come una bomba atomica sopra le nostre teste. C’è addirittura una pattuglia di ricercatori-guastatori incaricato di creare false segnalazioni, per impedire che una perturbazione casuale tragga in inganno le migliaia di fisici coinvolti.

>>> ECCO LA SCOPERTA

E ancora una volta in questo gruppo di brillanti studiosi c’è una robusta pattuglia italiana. L’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) dagli anni Settanta è alla testa del progetto di lunga gittata che nello scorso settembre ha raggiunto un risultato quasi insperato del quale ieri è stata data ufficialmente conferma. Una nostra ricercatrice è tra gli autori dell’articolo che descrive l’esperimento e a Cascina (nel Pisano) si trova uno dei tre interferometri mondiali. Si rinnova così una tradizione di eccellenza, che va da Enrico Fermi e dai ragazzi di via Panisperna, i quali negli anni Trenta del secolo scorso diedero un impulso fondamentale alla fisica nucleare, fino a Fabiola Gianotti, oggi direttrice del Cern dove si è trovato il bosone di Higgs, l’inafferrabile particella che ha completato la "descrizione standard" della materia.

Che cosa siano le onde gravitazionali e quale sia l’importanza della scoperta è complesso da spiegare in breve, qui basti dire che sono un effetto della curvatura dello spaziotempo per come è delineata nella teoria della Relatività Generale che Einstein formulò nel 1915. Tenete un panno teso e appoggiategli sopra una biglia di ferro, ci sarà una deformazione che coinvolge sia lo spazio sia il tempo, le impercettibili increspature sono le deboli onde che corrono alla velocità della luce e che sono state rilevate negli Stati Uniti.

Un modello che lo scienziato forse più geniale di tutti i tempi costruì sulla carta e che pezzo dopo pezzo è stato confermato dalle osservazioni sperimentali che le sue intuizioni hanno permesso di progettare. La rilevanza, come hanno spiegato in immagini gli scienziati coinvolti, è data dal poter ora effettuare un’ecografia dell’universo dopo avere avuto a disposizione soltanto alcune radiografie.


Com’è chiaro, le onde sono entità inosservabili, la cui esistenza è inferita da modificazioni degli strumenti. E questo rende la scoperta tanto più di valore (per la difficoltà di ideare e realizzare la prova) e affascinante (per l’idea di afferrare qualcosa che non vediamo né tocchiamo né sentiamo). Ma forse rende la scoperta anche un po’ misteriosa e lontana, tanto da farcela sottovalutare. In realtà, questa ulteriore "occhiata alla carte di Dio", come diceva Einstein, ci deve rendere orgogliosi di quello che l’umanità ha saputo mettere in campo per l’aumento della sua conoscenza. E, infine, ci deve rendere anche più umili, nella consapevolezza di quanto poco ancora sappiamo del cosmo e di quanto, noi tutti, potremmo meglio impiegare il patrimonio di conoscenza acquisita, anche quaggiù, dove tanto c’è ancora da fare per il bene dell’essere umano.

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