mercoledì 18 settembre 2013
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Le strade legislative del Parlamento sono, si sa, lastricate di ottime intenzioni. E dal giorno del debutto in aula, deputati e senatori – con un surplus di retorica da parte dei neofiti – hanno fatto a gara nel mostrarsi disposti a qualunque impegno e sacrificio per il bene di un Paese che attendeva con impazienza da partiti vecchi, nuovi e sedicenti nuovissimi il segnale dell’inversione di rotta rispetto a una gestione spensierata e mortificante del denaro pubblico. La realtà è in chiaroscuro. Si alternano segnali buoni e cattivi. Alcuni pessimi. E pessimo è l’evidentemente irresistibile (e deleterio) "balletto" ricominciato sull’attesissima riforma del finanziamento ai partiti, che dovrà essere all’insegna della pulizia, della trasparenza e della sostenibilità. Pareva fatta, questione di giorni, quasi di ore, e invece il cantiere s’è bloccato. Nessuna priorità a una "novità" che gli italiani hanno nella testa da così tanti anni che la sentono già "vecchia". Non passa di qui, sia chiaro, la guarigione dei conti dello Stato, che di ben altre economie hanno bisogno, ma un bel po’ della guarigione della politica, ammalata di discredito, certamente sì.Eppure, adesso, le priorità paiono altre. Incredibilmente altre. Tant’è che a Montecitorio i partiti hanno ripreso a dedicare tempo ed energie a uno di quegli argomenti divisivi, che toccano le coscienze, e che stavolta è applicato al diritto penale ponendo serissimi interrogativi sul piano del diritto e della libertà. Il calendario d’aula, al posto del finanziamento pubblico dei partiti, ha infatti lanciato le progettate norme della cosiddetta "legge sull’omofobia". In pratica, un allargamento dell’oggetto di una sacrosanta e dura norma vigente contro la violenza politica e razziale, che dovrebbe scoraggiare con sanzioni specialmente aggravate sopraffazioni fisiche o psicologiche nei confronti delle persone omosessuali, come se questi cittadini, come ogni altro cittadino, non fossero già protetti dalla legge. Un’operazione, per di più, che è stata concepita in modo da produrre effetti nefasti sulla libertà di espressione e, prima ancora, coscienza.Insomma, stavolta toccano due schiaffi di seguito a chi crede che il Parlamento debba occuparsi di ciò che serve davvero e subito al Paese: la legge sui soldi ai partiti può attendere, quella che punta a tappare la bocca a chi dice, per esempio, che il matrimonio è solo tra una donna e un uomo, invece, no.Tutto questo – sostiene la lobby politica gay – perché un’emergenza-omofobia attanaglierebbe l’Italia. E niente sembra importare che i "fatti" portati per documentare tale rappresentazione del nostro Paese come terra di vessazioni nei confronti degli omosessuali si siano non di rado rivelati tasselli di un mosaico costruito per forzature, per esagerazioni, addirittura per speculazioni su casi umani drammatici. Un accanimento normativo che fa lievitare il sospetto, che si sta facendo certezza, che si voglia non tutelare minoranze vulnerabili, ma creare le basi per affermare la pretesa di riscrivere lo statuto dell’umano introducendo l’opaca categoria del gender al posto di quella, naturale, del femminile-maschile.I lettori di questo giornale sanno bene quello che quasi tutti i mass media hanno taciuto nonostante la carica liberticida della regole di cui parliamo: subito prima della pausa estiva, nel famigerato colpo di mano del 5 agosto, una riforma così delicata la si è voluta discutere di notte, davanti a un pugno di assonnati parlamentari. E ora rieccoci: non tutti i deputati, ma tanti di loro si mostrano pronti a farla passare a marce forzate alla Camera e a metterla in corsia di sorpasso rispetto a riforme di cui l’Italia ha serio bisogno.Un pasticcio velenoso. Il risveglio – speriamo non tardivo – di qualche coscienza, qui e là, ieri sera ha fatto sì che una partita politica data per chiusa si sia caoticamente riaperta, tra veti furibondi, voti rimangiati, maggioranze tattiche improvvisate, partiti spaccati al loro interno, sortite in contropiede per introdurre definizioni fumose e fattispecie criminose. Su una questione serissima come quella del rispetto che si deve a ogni persona umana ha prevalso il caos figlio della determinazione a "spianare" ogni dissenso, marchiato ovviamente come "omofobico". Un antipasto di quel che potrebbe succedere a legge vigente. Sarebbe un drammatico passo indietro di libertà e di civiltà.
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