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La sentenza del Tribunale di Roma
Stepchild per sentenza: la politica surrogata
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​Più che un trend ormai è un’abnorme prassi: anziché il Parlamento, le leggi vengono scritte (o riscritte) da sentenze, tanto che questa opzione viene contemplata come plausibile, e anzi probabile, nel dibattito in commissioni e aula. I magistrati prendono di fatto il posto dei legislatori eletti da noi cittadini, e certa giustizia soppianta la politica con la pretesa implicita di fagocitare un potere ritenuto incapace di decidere (o di decidere nel senso voluto da qualcuno...). Il Senato ha espunto la contestatissima "stepchild adoption" dalla già discussa legge sulle unioni civili, ritenendo più che sospetto il possibile legame con l’aberrante pratica dell’utero in affitto?

Il Tribunale dei minori di Roma ha già deciso che invece si può benissimo legalizzare l’adozione del figlio del partner dello stesso sesso nato all’estero da madre surrogata. L’opinione pubblica apprende che una pratica inaccettabile sotto ogni profilo, già vietata da una legge vigente, con un acceso dibattito globale in pieno svolgimento per sancirne il «bando universale», e che è stata oggetto di due bocciature consecutive da parte di istituzioni europee, viene ammessa per sentenza dallo stesso Stato che in Parlamento si chiede come fermarla nel modo più efficace. Serve altro per capire che ciascuno deve tornare nel proprio ruolo, smettendola di surrogarne un altro?
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