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Il contesto di «cattolici e conigli»
Il Papa: paternità «responsabile»
Mimmo Muolo
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​La frase ha fatto il giro del mondo in poche ore. «Alcuni credono che – scusatemi la parola – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli». Frase che il Papa ha pronunciato nella conferenza stampa sul volo di ritorno da Manila e di cui Avvenire ha dato ampio conto ieri. Solo che a citarla così – estrapolandola come hanno fatto in molti dal contesto complessivo del ragionamento di Francesco, o al massimo collegandola al numero di tre figli a coppia, presentato coma una indicazione “normativa” del Pontefice – si corre il rischio di tradirne il pensiero.

Specie in riferimento all’Italia, affetta ormai da anni da un “inverno demografico” senza precedenti. Sarà utile perciò ricostruire che cosa ha detto effettivamente papa Bergoglio in risposta alle domande che gli sono state poste, a partire da quella di un giornalista tedesco che chiedeva se egli avesse in mente di rivedere, anche solo parzialmente, il divieto dell’uso degli anticoncezionali stabilito da Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae.

La risposta del Papa si è articolata su due piani distinti ma interconnessi. Innanzitutto, ha ricordato che per i casi particolari, «i problemi di tutti i giorni», già Montini aveva chiesto ai «confessori di essere misericordiosi e capire le situazioni e perdonare o essere misericordiosi, comprensivi».

E questo è il piano pastorale di cui si è parlato e si parlerà anche nel cammino sinodale in corso. Ma vi è poi un piano culturale dell’enciclica che papa Bergoglio ha descritto in poche parole e con grande chiarezza. «Paolo VI – ha sottolineato – non è stato un antiquato, un chiuso. No, è stato un profeta, che con questo ci ha detto: guardatevi dal neo–malthusianismo in arrivo». Quest’ultima è una corrente di pensiero che, rifacendosi alle idee di Thomas Malthus, lo studioso che già alla fine del XVIII secolo sosteneva la necessità di limitare le nascite per non far crescere la povertà, teorizzò a partire dagli anni 60 la diffusione di massa delle pratiche anticoncezionali per disinnescare quella che veniva chiamata la «bomba demografica». In altri termini, la crescita molto più rapida della popolazione mondiale rispetto alla disponibilità delle risorse a disposizione, che – secondo i sostenitori della tesi – avrebbe portato a gravi carestie nei decenni successivi.

È perciò questo orizzonte culturale di fondo che Montini tiene presente quando nel 1968 pubblica il suo documento, ribadendo l’indispensabile apertura alla vita all’interno del matrimonio (pena la sua nullità, come ha ribadito lunedì anche il Papa) e introducendo il concetto di «paternità responsabile» (potremmo dire con Francesco il “non fare figli come conigli”), la vera alternativa al catastrofismo neomalthusiano. Purtroppo, come sappiamo, il documento montiniano, mal interpretato anche da una parte del mondo cattolico, fu ridotto a un semplice “no”, ottuso e retrogrado, agli anticoncezionali. Ora Francesco, che Paolo VI ha proclamato beato e che al suo magistero continuamente si richiama, ci ricorda qual era la vera posta in palio della presa di posizione di Montini. Non certamente un «rifiuto rispetto ai problemi personali, tanti problemi importanti che fanno l’amore della famiglia». «Lui guardava – ha detto lunedì – al neo–malthusianismo universale che era in corso. E come si chiama questo neo–malthusianismo? È il meno dell’uno per cento delle nascite in Italia, lo stesso in Spagna.
Quel neo–malthusianismo – ha aggiunto il Papa – che cercava un controllo dell’umanità da parte delle potenze». In sostanza, è la grande menzogna demografica (un’altra «colonizzazione ideologica» come la teoria del gender richiamata in un altro passaggio) alla quale purtroppo ha creduto gran parte dell’Occidente e che nel nostro Paese ha prodotto (in combinazione con fattori di altra natura) gli effetti negativi sotto gli occhi di tutti. Colpisce, infatti, che anche quando è tornato sull’argomento in risposta a un altro quesito, il Pontefice si sia nuovamente riferito alla situazione italiana.

Rileggiamo attentamente quest’altra domanda e risposta, perché si tratta del punto decisivo per comprendere nel suo vero significato la frase sui conigli. Secondo il giornalista, la maggioranza dei filippini pensa che la crescita enorme della popolazione filippina sia una delle ragioni più importanti per la povertà diffusa nel Paese. Lì ogni donna partorisce in media più di tre bambini e sembra che la posizione della Chiesa sulla contraccezione non trovi più d’accordo molte persone. Che ne pensa il Papa? «Io credo – risponde Francesco – che, come come dicono i tecnici, il numero di tre figli per coppia sia necessario per mantenere la popolazione (cioè per fare in modo che non decresca, ndr).

Quando questo numero scende, accade l’altro estremo, come in Italia (che ha una media di 1,39 figli per donna, ndr), dove ho sentito – non so se è vero – che nel 2024 non ci saranno i soldi per pagare i pensionati». Riepilogando: con le sue risposte, Francesco ha da un lato riaffermato la permanente validità dell’Humanae Vitae, compresa l’indicazione pastorale della misericordia con cui devono essere trattati i problemi di coscienza delle coppie. Dall’altro, ha messo in guardia dagli opposti eccessi: l’inverno demografico determinato dal rifiuto più o meno consapevole della procreazione, così come il mettere al mondo i figli come i conigli (frase non a caso pronunciata in riferimento al caso limite di una donna con sette parti cesarei che aspetta l’ottavo figlio).

Ciò che conta, ha detto, è la «paternità responsabile», che non è traducibile in un numero tassativo di figli per coppia («per la gente più povera – ha ricordato – un figlio è un tesoro»). Quello di tre è dunque solo un’indicazione tecnica, desunta dagli studi demografici, per far sì che la popolazione non diminuisca. Ne consegue, insomma, che è totalmente fuor di luogo assolutizzare la frase dei conigli e applicarla all’Italia. Un po’ come prescrivere una dieta di dolci a un diabetico. Il ragionamento del Papa, semmai, aveva l’intento esattamente opposto.
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