sabato 9 aprile 2016
​Misericordia e integrazione: questo il nucleo dell’Esortazione apostolica post-sinodale “Amoris Laetitia – La gioia dell’amore”, siglata da Papa Francesco il 19 marzo e diffusa l'8 aprile, che raccoglie i risultati dei due Sinodi sulla famiglia, svoltisi nel 2014 e nel 2015.​ (S. Falasca)

L'INTERVISTA
Paglia: una svolta storica L. Moia (L'anticipazione)
L'APPROFONDIMENTO Quattro parole (A. Galli)
«Amoris laetitia»: come tutto cambia La ricchezza dell'Esortazione di Francesco
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Non cambia niente, ma cambia tutto. Qui è il paradosso, profondamente cristiano, di questa Esortazione. Perché con l’Amoris laetitia tutto può effettivamente cambiare. Niente cambia in termini di dottrina, tutto cambia e può cambiare se di questa dottrina, per grazia, si assumono gli occhi e il cuore che sono quelli di Cristo in carne e ossa. Da qui il primato prorompente e attrattivo dell’Amore, da qui la potenza della laetitia. Da qui il realismo e la sapienza che sa ascoltare e recepire le istanze nelle pieghe di ogni vita, che si legge in ogni pagina. Da qui finalmente un linguaggio dell’esperienza, comprensivo e comprensibile, concreto e profondo, nel quale ogni esperienza familiare, umana e esistenziale può riflettersi e riconoscersi e può sentire risuonare come una carezza la voce di quella grazia che allarga il respiro e spinge a crescere, o a rinascere. Papa Francesco non ha scritto l’Esortazione per soddisfare le scelte editoriali del momento. Scompaginate, peraltro, da un testo che disinnesca naturaliter le stantie cospirazioni delle agende liberali o conservatrici e riconosce – come su questa prima pagina è stato subito evidenziato – che «i dibattiti che si trovano nei mezzi di comunicazione o nelle pubblicazioni e perfino tra i ministri della Chiesa vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche» (Al 2). Così come riconosce che «per molto tempo abbiamo creduto che solamente insistendo su questioni dottrinali, bioetiche e morali, senza motivare l’apertura alla grazia, avessimo già sostenuto a sufficienza le famiglie, consolidato il vincolo degli sposi e riempito di significato la loro vita insieme» (Al 37). La scommessa da cui muove il testo papale è un’altra: abbandonata ogni idealizzazione e astrattismo guardare alle realtà e ai legami familiari «così come sono» e far intravedere il tesoro desiderabile di bellezza, grandezza umana e gratuità che vive almeno potenzialmente in ogni relazione familiare. E suggerire la sorgente che la alimenta a partire da un centro: l’amore. Non quello del sentimentalismo ma quello del «fare il bene». Quello dell’Inno alla carità di san Paolo, senza la quale nessun essere umano può dirsi tale. È questa la sorgente da cui scaturisce l’unità e l’apertura di sguardo, conforme al fondamento del suo intero magistero, con la quale Francesco snoda l’Esortazione, includendo e armonizzando i contributi dei due Sinodi sulla famiglia. Sguardo è una parola chiave che ricorre continuamente nel tessuto del testo. È «lo sguardo amabile», «lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo» dice citando la Gaudium et spes, che dispone a comprendere, discernere e accompagnare, che incoraggia soprattutto e orienta a percorsi nella consapevolezza di essere chiamati come Chiesa «a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle». L’espressione Amoris laetitia dice l’ispirazione positiva e aperta e il suo riferimento alla gioia, assonante nell’ispirazione alla Evangelii gaudium. Il «primo compito dei pastori deve essere quello di custodire questa gioia e di valorizzare ciò che è attrattivo nella vita familiare», senza catalogare e senza categorizzare, con quello sguardo di fondamentale benevolenza che ha che fare con gli occhi di Gesù che non escludono nessuno, che accoglie tutti e a tutti concede la gioia del Vangelo. Così la famiglia, come cifra e caleidoscopio della condizione umana, incrocia le «strade di felicità» (Al 38). È una esperienza fragile e complessa che mette in gioco non le idee, ma le persone, perché «nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare»(AL 325). È la via propria di una Chiesa conformata a Cristo e su tale via, anche le parole della Chiesa sul matrimonio e la famiglia risultano efficaci solo quando ne sono riflesso chiaro. Questo significa assimilare la profonda trasformazione di atteggiamento mentale che ispira lo stile dell’esortazione, demolendo ogni malsana postura da «giusto incallito». E se l’Esortazione papale vuole imprimere un cambio di passo all’atteggiamento della Chiesa e la sua immersione nella concretezza storica, questa non è solo un nuovo punto di partenza per l’attuazione di una nuova logica pastorale, questa è la riforma dell’amore. Che può imprimersi solo da una coscienza rinata. L’Amoris laetitia è la maglia rotta nella rete, il punto di fuga per restituirci la divina letizia di quell’umanità perduta nel mare nostrum della società liquida, che sempre più rende relitti e profughi della vita.
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