mercoledì 6 luglio 2016
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«Tenetevi, o antiche terre, la vostra vana pompa (...) Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre coste affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata». Così recita il sonetto inciso alla base della “madre degli esuli”, la Statua della Libertà che nella baia di Hudson veglia l’accesso a New York. Ideato dalla poetessa di origine ebrea sefardita Emma Lazarus figlia di immigrati russi, diede senso storico e morale a questa colossale opera che divenne idealmente e materialmente la porta di accesso alla speranza per milioni d’immigrati che dal ponte delle navi vedevano stagliarsi quel braccio con la fiaccola del diritto all’esistenza. Sono gli stessi sguardi e le stesse speranze dei tanti disperati che dalle coste mediorientali e nordafricane si buttano nel Mediterraneo su barconi fatiscenti nel tentativo di attraversarlo. Il miraggio della vita in libertà è l’anelito che spinge l’uomo a tentare di valicare ciò che pare impossibile. In questi giorni la Marina militare italiana sta recuperando il relitto affondato lo scorso anno ove in un sol colpo persero la vita più di settecento esseri umani. Tomba silente, sacrario degli immigrati ignoti. “Mai più”, si disse, ma come sappiamo il “più” continua in un “mai” indefinito. Urge un’azione geopolitica e umanitaria da parte della Ue in concerto con l’Onu e con altre potenze coivolte per gestire in modo organizzato questi immani flussi e al contempo risolvere i conflitti che li generano. Non facile certo ma moralmente impellente oltre che necessario per non essere tutti travolti da questa burrasca storica. Un dolore che lacera le nostre coscienze, divide le ragioni dai sentimenti in comunità già tribolate da profonde disuguaglianze. I rabbiosi reclami alle chiusure dei confini e nelle identità nazionali che strapazzano l’Europa, sono reazioni fomentate da gruppi nazionalisti che però trovano consensi nelle paure di anime macerate. Lampedusa e gli altri approdi del Mediterraneo sono i luoghi ove si gioca la forza e la capacità di accoglienza organizzata dell’Unione Europea. Forse ci vorrebbe una Statua della Fraternità a Lampedusa, Ellis Island d’Europa, per ricordare prima di tutto a noi e ai nostri Paesi cosiddetti civili e sviluppati che libertà, legalità, sicurezza rimangono parole vuote e beffarde se non si afferma il presupposto da cui originano, la fraternità.
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