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La famiglia, il rispetto per tutti, i diritti dei bambini
Un sogno fatto realtà e il pensiero di Dio
Ernesto Olivero
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La famiglia, il rispetto per tutti, i diritti dei bambini Da bambino sognavo un grande amore. Sognavo e mi preparavo. Quando ho conosciuto Maria ho capito che quel sogno con lei sarebbe diventato realtà. Siamo entrati in un 'per sempre' che ha portato frutti: figli, nipoti, una rete incalcolabile di amici. Un sì che nel tempo è diventato casa e famiglia non solo per i 'nostri' ma anche per tanti uomini, donne, bambini, feriti, maltrattati e offesi da un mondo avido che insegue la logica del 'lo voglio' calpestando i diritti dei più deboli e dei più piccoli. 


Quando Dio ha pensato la famiglia l’ha pensata fatta da un uomo e da una donna. Il suo amore però è per tutti. Ho scelto di dedicare la mia vita perché ogni uomo indipendentemente dalla sua condizione sociale, politica, dal suo credo, dal colore della sua pelle, dalla sua identità sessuale o scelta affettiva, potesse sentirsi destinatario di questo amore immenso e illimitato che Dio nutre per ciascuno dei suoi figli.


E vorrei che nessun regime politico o religioso condannasse una persona per come vive la sua identità, la sua affettività e la sua sessualità. Vorrei che nessuna autorità politica o religiosa, entrasse nell’intimità di una scelta d’amore nata tra due persone adulte capaci di scelte consapevoli. Vorrei che ogni persona avesse gli stessi diritti di fronte alla legge. Ma vorrei soprattutto che i diritti dei bambini venissero sempre prima di tutto e di tutti, specialmente e sicuramente prima di quelli che riteniamo essere i diritti di noi adulti. Un diritto viene tutelato quando la sua tutela diventa 'dovere' per tutti gli altri, indiscriminatamente da posizione, stato sociale o inclinazione sessuale, indipendentemente dagli interessi personali che di volta in volta sono in gioco.


Vorrei che i bambini con i loro diritti ci aiutassero con sincerità a rimettere a fuoco i nostri doveri di adulti. Parlo da cristiano, non posso non farlo. La mentalità del Vangelo mi è entrata dentro, umanamente mi ha completato. Il Vangelo racchiude una potenza di umanità che affascina anche tanti lontani da Dio e dalla fede. È con l’umanità del Vangelo che sto da tempo riflettendo sulle unioni civili, una questione importante, in questi giorni al vaglio del Parlamento italiano. Non entro nel merito dei diritti civili (successioni, proprietà, ecc.) che credo vadano ratificati comunque, poiché oggi è sempre più frequente che uomini o donne scelgano di vivere la loro vita insieme… Credo sia legittimo che ognuno possa vivere i propri legami affettivi tra persone di uguale sesso e di conseguenza avere le agevolazioni per la casa, i permessi sul lavoro per curare il partner ecc. in modo che chi fa questa scelta non sia discriminato.


Ciò che mi interpella è il tema che riguarda la famiglia e di conseguenza l’adozione dei figli. Che i figli restino tali per un padre e una madre che successivamente hanno sciolto il loro matrimonio per vivere con una persona del loro stesso sesso… su questo 'non ci piove'. Che abbiano diritto di frequentare i loro figli e accompagnarli nella loro crescita secondo gli accordi previsti dalla legge in caso di separazione o divorzio è un diritto e un dovere. Ma che una coppia omosessuale sia equiparata ad una famiglia e di conseguenza possa adottare o possa accedere alla fecondazione artificiale e che questa strada diventi legge dello Stato, su questo sono in disaccordo. I figli sono un dono della vita, non sono un diritto.


Non avere figli non ci rende persone di serie B perché i legami affettivi si possono sviluppare appieno in un contesto più ampio, un contesto di comunità sociale per un bene comune più grande. Non tutto ciò che vogliamo possiamo avere, ed è pericoloso non sapersi fermare davanti al 'lo voglio'. E’ questa una mentalità che ci sta facendo perdere il controllo del bene comune. Senza andare troppo lontano e rimanendo nel piccolo raggio della mia vita mi rendo conto che ogni volta che non so fermarmi davanti al mio 'lo voglio', divento pericoloso per me e per gli altri perché la mia bramosia toglie 'sacralità' all’esistenza dell’altro. I figli non sono proprietà di una coppia, per cui: non lo voglio e allora lo abortisco, oppure lo voglio anche a costo di affittare un utero o di sceglierlo a catalogo (capelli biondi, occhi azzurri…).


Questa mentalità del possedere esalta l’ego e uccide l’umanità. I figli sono un dono che la Vita rende possibile attraverso l’unione di un uomo e di una donna. E’ un mistero grande a cui occorre avvicinarsi non con la presunzione di capire a tutti i costi, ma con l’atteggiamento di chi nutre fiducia nella sapienza della vita e sa accogliere e rispettare anche ciò che non comprende. Il rispetto profondo per l’altro, la capacità di interrogarsi sul suo bene, malgrado me, fa di un uomo, una donna, una persona matura Da sempre la famiglia è la prima cellula vitale della società; con la saggezza della storia, credo che ogni Stato dovrebbe prendersi maggiormente cura delle sue cellule vitali.


Si dovrebbero cercare vie serie e profonde anche a livello laico per aiutare due persone che si vogliono bene, due storie ancora sconosciute una all’altra, a entrare con consapevolezza in un patto civile. Un patto nel rispetto delle diversità, nel non possesso del compagno o della compagna, della vita altrui che è sempre una persona da accogliere, amare, rispettare. Il rispetto profondo è la strada perché il patto non si sciolga al primo ostacolo, si trasformi in amore, solidarietà, amicizia, cura.


La crescita interiore, la maturità, la formazione, la presa in carico della propria vita con responsabilità, devono essere la pietra angolare di ogni unione, anche civile, senza differenze. Penso che questa sia la prima 'messa in sicurezza' perché un patto resista. Se malauguratamente si scioglie, non venga meno il rispetto reciproco.
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