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Le indicazioni del terzo rapporto del Bes in Italia
Il Benessere e le scelte giuste
Leonardo Becchetti
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Con la presentazione di ieri dei dati del Bes (benessere equo e sostenibile) l’Istat ci mette come piloti d’aereo di fronte a un cruscotto che è una miniera di informazioni e indicatori (più di 150) ripartiti nei 12 domini che i cittadini italiani hanno deciso definire gli ambiti costitutivi del loro benessere.


La prima lezione dalla terza fotografia del Bes in Italia è che dobbiamo cambiare gli occhiali con i quali giudichiamo la nostra realtà socioeconomica. Quando guidiamo un’automobile o decidiamo di acquistare una casa fondiamo la nostra valutazione non solo sulla velocità della prima o sul prezzo della seconda, ma su una molto più articolata serie di fattori. Passare dalla multidimensionalità alla monodimensionalità quando giudichiamo il benessere di una società è come tornare dalla tv a colori a quella in bianco e nero, è un insulto alla nostra intelligenza e capacità di analizzare problemi complessi e sfaccettati. Con la presentazione del Bes usciamo dall’ozioso dibattito sul decimale dello zero virgola della nostra crescita per affrontare il tema decisivo della qualità del nostro vivere. I dati di quest’anno ci offrono alcuni spunti fondamentali.


Primo, le «due Italie» del Mezzogiorno e del Centro-Nord continuano purtroppo a divaricarsi su quasi tutto come riassume la crescita del divario di soddisfazione di vita dichiarata tra le due aree. Il gap persiste e spesso si allarga non solo in termini di reddito e di opportunità di lavoro, ma anche in termini di gap di qualità dei servizi, istruzione, tutela del patrimonio artistico e, persino, salute. La diseguaglianza della salute in Italia è un dato fondamentale su cui riflettere e che contraddice il dettato costituzionale, con la differenza di anni di vita in buona salute che arriva sino a 5 anni come media del Nord rispetto al Sud. Tutto ciò nonostante che, proprio nel settore della salute, l’Italia si collochi ai vertici mondiali e possa sperare per i prossimi anni in ulteriori progressi grazie ai progressi della ricerca medica e al miglioramento dei nostri stili di vita. Decisiva però per trasferire i benefici del primo punto sulla più vasta parte della popolazione è la qualità e l’accessibilità del nostro sistema sanitario, tra i primissimi al mondo. Se guardiamo al Bes e non al Pil ci accorgiamo, pertanto, che un taglio lineare alla sanità può voler dire mancato accesso ad analisi e cure oggi fondamentali per allungare la vita.


Un altro dato che spicca è che le donne sono il vero "sesso forte" nel campo dell’istruzione. Con una quota di giovani laureate tra i 30 e i 34 anni del 29,1% contro il 18,8% degli uomini. Altro elemento di ricchezza fondamentale del nostro Paese è il patrimonio artistico, naturalistico e culturale dove siamo al primo posto nel mondo per numero di siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco (circa il 5% del totale del pianeta). I dati del Bes ci dicono però che spendiamo meno degli altri Paesi in cultura, che le spese per la tutela del patrimonio sono molto diseguali nei diversi Comuni e sono calate per effetto della crisi economica. Tutto ciò implica che viviamo questo nostro immenso patrimonio come una rendita di posizione (che rischia progressivamente di deprezzarsi) piuttosto che come un tesoro da valorizzare.


Se leggiamo tra le righe i dati, cogliamo anche la ben nota contraddizione esistente tra le leggi della statistica e quelle della comunicazione. Per la prima, le questioni decisive per la nostra sopravvivenza (salute e inquinamento) sono tra le principali cause di decesso, anche se negli episodi mediatizzati giorno per giorno non fanno notizia. Mentre un capitolo come il terrorismo, dove singoli eventi fanno enorme scalpore e incidono sulla nostra percezione di sicurezza (e sulle scelte nel tempo libero), è statisticamente del tutto irrilevante oggi e come nelle fasi drammaticamente acute (che speriamo sempre non abbiano a ripetersi).


Un fattore di forza e uno di debolezza emergono ancora dai dati. In positivo, nonostante il peggioramento di qualità e diritti del lavoro, il 75% dei cittadini si dichiara molto soddisfatto della propria attività. In negativo, continuiamo a essere in fondo alla classifica europea in termini di istruzione e quindi di investimento non solo in "saper fare", ma anche in "poter essere".


Sintetizzando i dati del cruscotto nelle dinamiche dei fondamentali domini del Bes il 2014 è un anno di leggera ripresa negli ambiti più colpiti dalla crisi (benessere economico, lavoro) e di proseguimento della tendenza positiva in altri (istruzione, salute, sicurezza) che seguono trend di crescita di lungo periodo.


La svolta culturale che il rapporto Bes intende sollecitare nei prossimi anni è la capacità di guardare alla ricchezza e alle molte dimensioni del ben-vivere sociale non solo in termini di valutazione d’impatto ex post, ma anche e soprattutto per assumere a ragion veduta decisioni fondamentali per il nostro Paese.
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