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L'ospite
L'Italia apra le porte ai cristiani in fuga dall'Iraq
Paolo Alli *
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​Il marchio della vergogna sulle case dei cristini a Mosul: N come Nazareno,
cioè appunto cristiano. Un marchio della vergogna non per chi lo subisce
ma per gli jihadisti che lo impongono

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I recenti eventi in Medio Oriente stanno aggravando in modo drammatico la situazione delle minoranze cristiane. Dopo la Siria, è ora il turno dell’Iraq. 

L’autoproclamato califfato dell’Isis non si pone certo in continuità con la tradizione di tolleranza del passato, quando l’Islam moderato sapeva convivere con le altre grandi religioni monoteiste. L’integralismo fanatico del sedicente califfo Al-Baghdadi dà ulteriore spazio al terrorismo internazionale di matrice jihadista e porta in sé la totale intolleranza verso qualsiasi diversità. Intolleranza che non è certamente figlia della tradizione culturale di quel mondo mediorientale che è stata culla di grandi civiltà. La scomparsa da Mossul dell’intera comunità di oltre 60.000 cristiani assume un significato terribilmente simbolico anche per il modo con cui questa operazione è condotta. Il marchio 'N' impresso sulle case e nella carne dei cristiani come segno di infamia non può infatti non richiamare alla mente pulizie etniche di hitleriana memoria. La situazione irachena è drammatica perché non è semplice esito di guerre tra bande o di conflitti tra sette, frequenti in altre parti del mondo, dove i cristiani vengono purtroppo martirizzati per fenomeni di vera follia collettiva.

Qui è in gioco una lucida e calcolata logica espansionistica dell’Islam integralista che tutto travolge. Eppure, al di là di qualche articolo di giornale, questa tragedia sembra non scalfire più di tanto la coscienza del nostro Paese, come in generale del mondo occidentale, nonostante il dolore e gli accorati appelli del Papa. Il popolo degli indignati, che domina le pagine dei giornali, non alza mai il proprio grido di sdegno contro i fenomeni di intolleranza religiosa. Eppure questa è la forma più odiosa di discriminazione, perché colpisce la persona nelle convinzioni intime, quelle alle quali non si rinuncia nemmeno di fronte al rischio della propria vita. Non si comprende che la libertà o è per tutti o non è per nessuno, e che difendere i cristiani significa difendere i diritti di tutti.
“Indifferenza che uccide”, l’ha chiamata Ernesto Galli della Loggia lunedì nel suo lucido editoriale sul Corriere della Sera. Oggi la Francia si pone in controtendenza manifestando ufficialmente la disponibilità ad accogliere i cristiani in fuga dall’Iraq. 

Sono convinto che il nostro governo debba seguire questo esempio. E che debba adeguare subito le norme sul diritto d’asilo alle direttive europee, non solo per evitare la procedura di infrazione ma per mettersi al livello degli altri Paesi, specie per quanto riguarda i diritti dei rifugiati politici. 

Dimostreremmo così che l’Italia non si chiude nell’indifferenza ma assume le proprie responsabilità con gesti concreti per permettere a ogni cristiano di praticare e manifestare la propria fede: attraverso questo passa oggi la difesa della libertà di tutti e di ciascuno.

*Vice Presidente delegazione italiana presso la Nato Capogruppo Ncd in Commissione Esteri e Commissione Politiche Ue
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