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Caso Litvinenko, l’ambiguità britannica di un avverbio
Caso Litvinenko, Putin e l'ambiguità di Londra
Fulvio Scaglione
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​Marina Litvinenko, la vedova di Aleksander (Lapresse)

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Ci sono avverbi che pesano come macigni. E il 'probabilmente' che il coroner (il magistrato che nel Regno Unito indaga sulle morti sospette) Roberto Owen ha messo accanto al nome di Vladimir Putin, indicandolo come sospetto mandante dell’omicidio di Aleksander Litvinenko, la spia russa diventata spia inglese, è proprio uno di quelli. Infatti, il ministro degli Esteri russo, Lavrov, ha già minacciato conseguenze, il governo britannico ha convocato l’ambasciatore russo e chissà che altro succederà. 


A leggere il rapporto del giudice Owen (www.litvinenkoinquiry.org/report) si capisce perché i russi denuncino l’uso politico del caso. 'Probabilmente' non significa nulla e il percorso che riporta a Putin è, non solo dal punto di vista giuridico, quasi acrobatico: Litvinenko fu avvelenato con il polonio; questo metalloide radioattivo è custodito nelle centrali nucleari; solo i servizi segreti potevano procurarselo; quindi era coinvolto l’allora capo delle spie Patrushev; ma allora doveva saperlo anche Putin. E se lo sapeva, l’approvava. Mah... Siamo sulla linea di altri casi, anche più eclatanti: Politkovskaja criticava la guerra in Cecenia, quindi l’ha fatta ammazzare Putin; Boris Nemtzov criticava il Cremlino, quindi l’ha fatto ammazzare Putin; l’aereo malese abbattuto sull’Ucraina è stato colpito da un missile di fabbricazione russa, quindi sono stati i russi. Anche se in ognuno di questi casi il Cremlino e Putin avevano tutto l’interesse politico che quelle tragedie non succedessero.


Litvinenko, come spia russa o inglese, era un pesce piccolo. Però fu assassinato e bisognerebbe che i servizi segreti inglesi spiegassero (cosa che si guardano dal fare) quale utilità avesse per loro e che cosa lo rendesse un bersaglio. Putin paga l’aver riportato la Russia al centro della scena internazionale. Ma paga anche, e non può lamentarsene, la realtà di una Russia dove la legge è spesso aleatoria e l’autonomia dei giudici tremebonda. Dove i giornalisti tendono a morire giovani e gli oppositori rischiano molto. Dove la corruzione è tanta e l’intreccio burocrazia- malavita forte. Dove il nazionalismo, che ha molte solide ragioni, diventa con facilità esaltazione del pugno di ferro. Di tutto questo un leader deve assumersi la responsabilità politica. Soprattutto uno come Putin.

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