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Un caso emblematico, il dovere di scuola e famiglia
Che scatti la tenaglia anti-bullismo
Ferdinando Camon
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Una preside, che era informata dei casi di bullismo nella sua scuola e non interveniva, adesso è indagata, perché una sua alunna, vittima delle molestie, ha tentato il suicidio. Sono d’accordo, una preside che tollera le prepotenze quotidiane di alcuni alunni su altri, va indagata: se ci scappava il morto, lei non era innocente. Anche due professori sono indagati. Giusto anche questo, per le stesse ragioni. Anche un paio di genitori dei bulli: dunque anche loro sapevano, e se non facevano niente è giusto che ne rispondano. Non nomino la scuola, non faccio un ragionamento su un singolo caso, lo prendo come esemplare di tutti gli altri casi: parlo del bullismo come fenomeno. Chi insegna sa che in ogni classe i ragazzi che esercitano una leadership si dividono in due gruppi: i migliori e i peggiori. I più studiosi e i meno studiosi. I primi non hanno buoni voti soltanto nel rendimento, ma anche nella condotta. È un piacere far lezione a loro, perché ascoltano, prendono appunti, fanno domande sensate, leggono e studiano quel che gli assegni e anche di più. I peggiori non soltanto restano indietro, ma anche tirano indietro. Se ne fregano di studiare e di capire, anzi vogliono che neanche gli altri studino e capiscano. Perciò sabotano le lezioni. Qui leggo che facevano cadere libri pesanti, per sovrastare la voce dell’insegnante, mentre spiegava. A loro non 'gli cade' un’antologia, ma 'la sbattono' per terra. La lezione è un momento altamente etico: uno che sa trasmette il suo sapere a giovani che non sanno, affinché sappiano. Lo scopo dei bulli è che quel tragitto del sapere s’interrompa. Perciò lo colpiscono in tutte le sue fasi. Alla partenza, deridendo l’insegnante, specialmente se donna e timida. Nel viaggio, coprendo la voce dell’insegnante con le loro voci, sghignazzate, battute fuori luogo, derisioni. All’arrivo, disturbando l’attenzione dei compagni e specialmente delle compagne, riempiendogli il cervello di paure, umiliazioni, minacce. Poiché ho passato la vita a insegnare, anticipo subito la mia conclusione. Una scuola in cui uno o più studenti dicono all’insegnante: «Sei vecchia, sei calva, ma va’ in pensione, va’ in ospizio, che ci fai qui?», o a una compagna: «Sei racchia, sei una fogna, non ti vuole nessuno, ma ammázzati, falla finita», questa scuola deve fermarsi immediatamente, discutere il problema in consiglio d’istituto, prendere le decisioni per stroncarlo, e attuarle. I bulli si credono onnipotenti come dèi. Il loro sberleffo alle compagne: «A cosa servi in questo mondo?», lo dimostra. Quella è una domanda che soltanto un dio potrebbe rivolgere, da uno spazio metafisico. La prima operazione da fare con i bulli è tirarli giù da quello spazio, fargli abbassare la testa sotto il regolamento dell’Istituto: chi disturba la lezione non ha capito cos’è una scuola, perciò il giorno dopo si deve presentare accompagnato dal padre, ma non in sala professori, bensì in classe. Tutta la classe deve vedere il padre che chiede scusa per il figlio. E il figlio prepotente che non sa dove guardare e che faccia fare. Il bullismo è una linea retta che va dal primo giorno di scuola all’ultimo. Bisogna spezzare quella linea. Prima lo si fa, meglio è. I bulli non sono imputabili quando hanno meno di 14 anni. E i professori non possono neanche usare parole pesanti. Ma a quell’età il carattere si può ancora plasmare. È vero che non li puoi espellere su due piedi, perché in quel caso vanno a zonzo per le strade – e se si fanno male? –, però se un ragazzo mette in bocca una caramella e poi la sputa in faccia alla compagna dicendole: «Mi fai schifo», il professore può tirar fuori il telefonino e chiamare i familiari, subito, a voce alta, in modo che tutta la classe senta, e invitarli a venirsi a riprendere il loro figlio maleducato. Padre e madre possono usare col figlio le parole che un professore non può. Lo so, il bullismo è una noce dura, difficile da schiacciare. Ci vuole una tenaglia. La tenaglia è scuola-famiglia. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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