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Pordenone
Cara Francesca, non sei sola con i bulli
Luigi Ballerini
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La ragazza di Pordenone e il futuro che s’apre Cara Francesca, scusa se sento il bisogno di darti un nome, ma si scrive sempre a qualcuno e vorrei scrivere proprio a te e non alla-ragazza-di-Pordenone-che-è-stata-sui-giornali. Ci è giunta notizia che le conseguenze del tuo gesto non sono irreparabili, e ne sono, anzi ne siamo tutti sollevati. Questa buona notizia apre un nuovo capitolo, per te. I grandi faticano a capire cosa è accaduto. I grandi faticano ad accettare che alla tua giovane età ti sia venuta in mente una cosa tanto grossa. Forse ti vediamo ancora piccola, forse crediamo che essere giovani significhi automaticamente essere contenti perché essere contenti per noi a volte coincide con essere s-pensierati, senza pensieri. Invece non è affatto così.

A te è proprio venuta in mente una cosa tanto grossa, un’idea che ti è sembrata una buona idea perché aveva il sapore di una soluzione. E qui è stata la svista, nel pensare che fosse una soluzione proprio l’atto che avrebbe cancellato ogni soluzione possibile, che non avrebbe più reso praticabile alcuna via. Ora quelle vie sono fortunatamente ancora aperte. Dopo la concitazione di questi momenti dai quali spero sarai preservata e quando si saranno spenti i riflettori sulla vicenda ti aspetta proprio il lavoro di riconsiderarle. Nella vita – lo hai già scoperto – dobbiamo anche saper trattare il dispiacere. Ci illudono quando ci fanno credere che le cose devono sempre andare bene, che non ci saranno ostacoli, che tutto filerà liscio, che non incontreremo mai i cattivi o gli stupidi. Ci hanno confusi facendoci credere che l’ideale è l’armonia, uno stato piatto dove non succede niente e sorridiamo tutti come ebeti , invece che la pace, che comprende i conflitti e include la loro ricomposizione.  

A noi uomini e donne tocca invece affrontare anche le contraddizioni, trovare soluzioni vantaggiose, farci venire nuove idee che permettano di superare gli ostacoli e ripartire senza essere schiacciati od oppressi. Una buona idea potrebbe essere ad esempio lasciar perdere i cattivi compagni, sapersi difendere da loro, non raccogliere le provocazioni. E al contempo cercarne altri migliori, identificare chi è disposto e capace di farti una buona compagnia, di apprezzarti per come tu stessa saprai essergli amica. I cattivi, spesso, hanno la forza che noi concediamo loro, le loro parole possono essere sì pugnali, ma noi possiamo schivarle, senza farci colpire e ferire. A volte i cattivi vanno lasciati perdere, soprattutto non possiamo mai sacrificare qualcosa di nostro o addirittura noi stessi per andarci contro. Sarebbe fare il loro gioco, un gioco perverso a cui conviene invece sottrarsi. C’è molto di meglio da fare. 

Se qualcuno con il suo comportamento ti ha fatto credere che il mondo è contro di te, per favore ripensaci: sono certo che tra le persone che conosci già e le altre che verranno si affaccerà qualcuna che non è così, qualcuna che sa dimostrarti che è possibile vivere bene insieme, che si può essere contenti davvero, che si può litigare e fare pace, che si può non essere uguali e apprezzarsi lo stesso. Non sentirti sola, perché sola non sei. Togli il velo nero che hai lasciato metterti sugli occhi da qualcuno e volgi lo sguardo altrove. C’è tanto di bello da vedere e da incontrare e da sperimentare. Non sei più una bambina, eppure proprio a chi è già cresciuto Qualcuno, tempo fa, ha chiesto di tornare come bambini. È un buon invito da raccogliere, significa tornare a considerare che il bene arriva per mezzo di un altro, che è sempre ricevuto da un altro, messo in condizione di farlo grazie anche alla nostra buona mossa verso di lui. Era così per te solo qualche anno fa, torna a renderlo pensabile, e possibile, anche adesso. Un futuro ti aspetta, ancora tutto da costruire. Sarà bello farlo dentro la buona compagnia di chi ti sceglierai.
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